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Come dirsi addio

Cosa provano gli animali negli ultimi istanti di vita

18 Settembre 2018

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Cosa provano gli animali negli ultimi istanti di vita

Perdere il proprio animale è un dolore insopportabile. Quando il veterinario pronuncia la frase che non avremmo mai voluto sentire: «Ha poche settimane di vita», o, peggio, «non resta che l’eutanasia», ci crolla il mondo addosso. E lo sentiamo tutto, nel suo peso infinito. Non riusciamo a parlare, né a pensare. Non riusciamo neanche a muoverci. Siamo paralizzati, mentre ci passano davanti le immagini più belle trascorse insieme al nostro cucciolo. Di fronte ai ricordi più intensi sentiamo il nostro cuore spezzarsi. A nulla servono le parole di circostanza del veterinario. È la fine. La fine di tutto, delle corse al parco, delle passeggiate in riva al mare, delle serate trascorse accoccolati sul divano, sotto il plaid, davanti alla tv.

D’improvviso, il suo lamento ci riporta rapidamente alla realtà: steso sul lettino, ci guarda con i suoi occhietti un po’ spenti e bisognosi di amore, ora più che mai. Torna in mente una citazione del filosofo francese Jacques Derrida: lo sguardo dell’animale ci lascia nudi. Così, ci sentiamo davanti al nostro amico che ha smesso di scodinzolare, ma che sembra aver capito tutto. Ed è pronto ad accettare la morte con dignità, con sofferenza silente. Sembra saper accogliere il trapasso all’altro mondo ( più di noi), così come ha accolto la vita. Senza paure. La nostra presunzione di voler controllare ogni cosa, davanti al suo contegno si pone in tutta la sua inutilità.

E qui arriva il punto più delicato, come scrive il Daily Mail, dopo aver raccolto una serie di testimonianze: i veterinari svelano quale sia il momento più difficile in assoluto per l’animale che sta morendo e qual è l’errore che commettono i padroni, in quei delicati ultimi istanti di vita del loro compagno di giochi.

EGOISMO
Nel 90 per cento dei casi, i padroni decidono di non assistere all’eutanasia. Egoisticamente preferiscono non soffrire troppo. E invece proprio negli ultimi minuti di vita, le nostre bestiole hanno bisogno di noi e di sentirci vicini. Perché come riferisce uno dei veterinari, «si guardano intorno cercando il proprio padrone, e questo mi uccide».

Anche per i medici non deve essere proprio una passeggiata vederli morire. Per questo hanno deciso di lanciare un appello: «Vi prego di non lasciarli. Non fate in modo che passino dalla vita alla morte in una stanza piena di sconosciuti e in un posto che detestano. La cosa che la maggior parte della gente deve sapere, ma che ignora per lo più, è che loro vi cercano quando li lasciate. Passano in rassegna ogni volto nella stanza cercando la persona che amano. Non riescono a capire perché li abbiate lasciati soli proprio quando erano ammalati, spaventati, vecchi o mentre stavano morendo di cancro, quando avevano bisogno del vostro conforto. Non siate dei vigliacchi solo perché pensate che assistere sia troppo difficile per voi». Non possiamo e non dobbiamo essere vigliacchi. Gli animali con noi non lo sarebbero, ci resterebbero accanto, fino alla fine, come è accaduto tante volte. Quante storie abbiamo letto di cani e gatti rimasti vicini per ore al padrone senza vita o a fianco della bara in silenzio.

SULLA TOMBA
A volte, il cane intuisce dove è sepolto il padrone e lo va a trovare al cimitero. Non raramente, il fedele animale non trova la forza, o la volontà, di abbandonarlo per sempre. Se ne va per un po’, ma poi ritorna portando con sé regali e giocattoli, con la speranza di rivederlo correre e giocare. E capita che preso da depressione smetta di mangiare e deperisca fino a morirgli accanto. I cani (e i gatti in modo sensibilmente diverso) amano intensamente i loro padroni e il loro attaccamento è per la vita e oltre. Anche se l’etologo Danilo Mainardi la pensava diversamente e sosteneva che gli animali non sanno produrre quel sillogismo, così umano e conturbante: se tutti muoiono anch’io dovrò morire. Ma da allora gli studi hanno fatto passi da gigante e dimostrato altro.

IN CASA
Per tornare agli ultimi attimi di vita dei nostri amati amici a quattrozampe. C’è chi, come la veterinaria di Melbourne Lauren Bugeja, insiste per praticare l’iniezione finale nella casa in cui ha vissuto l’animale. Così «quando il padrone rifiuta di assistere, con l’infermiera passiamo del tempo a giocare e a parlare con la bestiola coinvolta, per far sì che viva gli ultimi minuti nel suo ambiente con maggiore serenità. Per quanto sia possibile».

Se accanto al cane, gatto, coniglio (o cavallo) ci fosse il compagno di tante giornate passate insieme, l’addio sarebbe indubbiamente meno amaro. Ma forse una riflessione permette di comprendere, seppur malvolentieri, coloro che preferiscono affidarli ai camici bianchi: la morte è un problema irrisolto, dal quale si cerca di stare alla larga; un mistero che ci spinge a credere che sia solo una tappa e che la nostra esistenza continui in qualche modo, anche se la scienza afferma l’esatto contrario.

L’uomo non ha paura di andare sulla Luna o su Marte, ma è terrorizzato dalla morte. Anche il più scettico, negli ultimi istanti di vita nutre la speranza che ci sia qualcosa dopo. Il nulla lo annichilisce. Gli animali invece - azzardano gli esperti - sembrano rendersi conto che il trapasso è una tappa della vita e che dopo, ogni cosa cambi.

LISTA DEI DESIDERI
Per fortuna non tutti si fanno prendere dal panico. C’è chi di fronte alla malattia terminale del proprio “figlio”, si fa coraggio e non desidera altro che trascorrere insieme ogni minuto che resta. E stila pure una lista di desideri del proprio quattrozampe, da esaudire prima che sia troppo tardi. Un modo per vivere insieme gli ultimi giorni. Quando Lauren Fern Watt, nata a Dallas e cresciuta a Nashville, ha scoperto che il suo mastino inglese, Gizelle di otto anni, stava morendo di un tumore alle ossa arrivato allo stadio terminale, ha deciso di regalargli un’ultima avventura, dopo aver compilato una lista di cose da fare insieme prima della fine. Lauren e Gizelle hanno cominciato con un divertente giro in canoa. Poi, una passeggiata a Time Square al mattino presto, prima che si riempisse di gente e di traffico. Hanno gustato un goloso gelato alla vaniglia in riva al mare, e siccome Gizelle amava andare in giro in automobile, nella lista non poteva mancare un viaggio di quattro giorni, in compagnia della sua migliore amica, nel New England. La loro storia è diventata un libro “La mia vita con un grosso grosso cane”, sottotitolo: “Due inseparabili amiche on the road” (Salani 2018), tradotto in 14 lingue.

Anche la fotografa Eva Hagel ha realizzato un progetto ad alto contenuto emotivo e sociale che ha chiamato Project Cleo, in memoria del suo boxer, morto qualche anno fa («È stata un’esperienza che mi ha spezzato il cuore»): scatta foto di famiglie con cani ormai allo stadio terminale. La sua singolare mostra è nel Minnesota. Tra le immagini più commoventi, Poh, il labrador che prima di morire ha fatto il giro del mondo con i suoi genitori umani: dalla Virginia all’Arizona passando per Graceland e posando davanti alla residenza di Elvis Presley a Memphis.

Cosa non si farebbe per renderli felici negli ultimi momenti: sono gli unici esseri davvero innocenti che hanno camminato al nostro fianco, gli unici che non hanno mai neppure per un attimo dubitato di noi.

di Daniela Mastromattei

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