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Vittorio Feltri su Silvia Romano: "Come le due Simone. La sua smania ci è costata cara, almeno non ci prenda in giro"

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Silvia Romano, la giovane milanese rapita in Kenya, è stata liberata e finalmente torna a casa sua, dai genitori. Tutti festeggiano l' evento, anche noi che davanti a una esistenza salvata ci rallegriamo, ci mancherebbe altro. Tuttavia ci sono molti punti su cui vale la pena di ragionare. Chi glielo ha fatto fare alla fanciulla lombarda di recarsi in Africa pur consapevole dei rischi che gli europei affrontano nel continente nero, dominato da fanatici islamisti? Possiamo almeno affermare che ella è stata imprudente, ai limiti dell' incoscienza.
Si dice che Silvia si decise a partire animata dal desiderio di compiere del bene in favore dei bambini di pelle scura. Sono persuaso della sua sincerità, eppure vorrei ricordarle che l' Italia è piena di gente bisognosa di soccorso, visto che campa nella miseria. Oltre 50 mila clochard trascorrono le notti all' addiaccio e spesso ci lasciano le penne.

 

 

 

Per aiutare i miserabili non è il caso di trasferirsi nella Savana, basta guardarsi in giro pure nel capoluogo lombardo per ravvisare numerosi individui conciati male e meritevoli di assistenza.
La trasferta della Romano durata a lungo doveva essere evitata poiché probabilmente ispirata dalla moda terzomondista, che spinge tanti italiani, specialmente freschi, a ritenere che per salvare l' umanità sia indispensabile percorrere migliaia di chilometri e porgere una mano a dei poveracci fedeli di un Allah inesistente o esistente soltanto nelle teste calde dei bigotti musulmani in armi, sequestratori in cerca di denaro facile, uomini impuniti che poi si dedicano a trattative con i nostri servizi segreti. Su tutto questo bisogna riflettere e non liquidare il problema in quanto inteneriti dalla circostanza che la Romano sia riuscita a rimpatriare grazie a un riscatto, non quantificato, pagato con quattrini statali, cioè presi dalle nostre tasche.
Il governo, specialista nell' arte di indebitarsi, non è in grado di fornire due soldi alle aziende italiane in crisi causa pandemia, poi sgancia milioni per consentire a una pulzella di riabbracciare i congiunti, incapaci a suo tempo di trattenerla in famiglia evitandole una disavventura atroce. Come giustamente spiega Vittorio Sgarbi, molti anni orsono le istituzioni si rifiutarono di trattare con le Brigate Rosse per scongiurare l' uccisione di Aldo Moro, e adesso invece barattano con le bande africane, sborsando milioni di euro, la "scarcerazione" della Romano. Non solo, per lustri e lustri si è demonizzato il mercanteggiamento tra Stato e mafia, sollevando un caso senza fine, e nessuno deplora analogo fenomeno riguardante il rilascio di Silvia in cambio di che? Di un sacchetto di caramelle o di un pacco di quattrini? È moralmente inaccettabile che succedano avvenimenti di questo tipo e si pretenda di inneggiare al lavoro, pur egregiamente eseguito, degli 007 mobilitati - presumo - da Gigino Di Maio e Giuseppe Conte. Urge aggiungere: non è la prima volta che alcune signorine emigrano, indotte da sentimenti incomprensibili, in terre infocate dall' islamismo e siano intrappolate come topolini smarriti.
Rammento le due Simone, ribattezzate Vispe Terese, che furono rilasciate non certo gratis, le quali appena messo piede nel nostro Paese si affrettarono a comunicarci che sarebbero volate volentieri in Iraq. È assurdo inseguire, spendendo cifre folli, ragazze incantate dall' Islam.
Ovvio, lo facciamo lo stesso perché abbiamo il cuore tenero benché il nostro portafogli sia vuoto, e una vita che ricomincia la salutiamo con gioia. Però gradiremmo non essere presi in giro da una che si è affrettata a dire: sì, adesso sono musulmana, mi sono convertita. Complimenti.

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