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Vittorio Feltri e la Cina: "Pugno di ferro inevitabile, ma ve li immaginate se fossero governati da Di Maio e Conte?"

Vittorio Feltri
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La Cina in questo momento non gode in Occidente di grandi simpatie, giornali e televisioni si lanciano quotidianamente in aspre critiche al regime, mettendone in luce vari misfatti. Facile prendersela con Pechino e la sua feroce dittatura. Cominciamo dal virus. Viene da Oriente e su questo non ci sono dubbi, ma è difficile pensare che l'infezione sia stata voluta dai vertici statali, visto che ha creato problemi enormi anzitutto al Grande Paese, e solo in un secondo tempo si è propagato nel mondo. Non credo che il Covid sia un prodotto cinese d'esportazione, diffuso per fare un dispetto a tutti i continenti. Sono convinto si tratti di un incidente che continua a danneggiare varie nazioni asiatiche. Le polemiche contro i cinesi ora si sono inasprite per via delle vicende di Hong Kong improntate a cieca violenza, le cui immagini ci giungono ogni mezz' ora con qualsiasi notiziario. Le scene rabbiose riprese nelle piazze offendono la nostra sensibilità democratica, ovvio. Ci ricordano quel che accadde a Pechino in piazza Tienammen, un massacro rimasto impresso nella memoria di chiunque.

 

 

 

Giusto sottolineare la brutalità del comunismo con gli occhi a mandorla e accusarlo di non rispettare chi lo contesti. Ci mancherebbe altro. Ma bisogna anche considerare che una nazione di un miliardo e mezzo di abitanti sarebbe impossibile da governare se non col pugno di ferro e con leggi spietate che a noi sembrano inaccettabili. Quella massa di gente, molta della quale ancora povera (nelle zone contadine), o la guidi con le maniere forti o non la guidi affatto. Se la Cina è diventata una irresistibile potenza economica mondiale ci sarà un motivo. Non si tratta di un miracolo compiuto dalla ideologia rossa, ma dalla disciplina imposta con metodi spicci e feroci da coloro che hanno in mano le leve del potere. Se putacaso i gestori della micidiale macchina gialla adottassero un sistema analogo a quello italiano in due mesi il colosso cinese si trasformerebbe in un inferno intrattabile, un caos che provocherebbe un disastro senza precedenti. Ve li immaginate Conte e Di Maio al timone di una folla enorme quale quella ora sotto il giogo del presidente Xi? Solo al pensiero di una simile eventualità vengono i brividi, e viene anche da ridere. Io sono stato in Cina verso la fine degli anni Ottanta. Pechino aveva già 20 milioni di residenti, una bolgia. Per le strade scorrevano fiumi di biciclette nere, alcune col sidecar nel quale prendeva posto un bellissimo bambino, che poi purtroppo sarebbe cresciuto. Palazzoni opachi si ergevano dappertutto. Non esisteva una rete fognaria. Il sogno del popolo era comprarsi una macchina da utilizzare come taxi. Alle ore 17 cessava il lavoro e gli operai facevano due passi a piedi nei loro quartieri, portandosi appresso una gabbia contenente un canarino, l'unico animale da compagnia che, causa miseria, avevano facoltà di possedere. Entrai in una bettola per bere qualcosa e ordinai un te. Mentre lo sorbivo vidi che un avventore locale si gustava, a metà prezzo, la risciacquatura del mio. Questo per dire in quali situazioni vivevano i residenti della capitale. La delegazione italiana della quale facevo parte, la domenica recuperò un prete che dicesse la messa nel cortile dell'albergo in cui alloggiava. Il sacerdote cercò disperatamente un chierichetto che lo servisse e, non trovandolo tra i presenti, prese a fissarmi e si convinse facessi al caso suo. Mi invitò a salire su una specie di altare. Mi rassegnai a dargli una mano, memore dei miei trascorsi infantili in aiuto del mio prevosto. Non ebbi mai tanti complimenti come in quella circostanza: i fedeli erano ammirati dalle mie gesta sacre. Se quella città che vi ho sommariamente descritto era Pechino, il centro della Cina, immaginate cosa fossero i borghi periferici o della provincia. Nei quali la povertà e i disagi si respiravano nell'aria. Scene che mi pareva assurdo sarebbero mutate negli anni, e invece ora questo mastodonte umano, ci piaccia o no, è una pietra miliare del globo terraqueo dove strascichi di ricchezza e abbondanza si colgono ovunque. A me i comunisti fanno orrore, adesso quanto ieri, forse perché non sono cinese. Altrimenti, chi lo sa?

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