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Giuseppe Conte ride in faccia a Giorgia Meloni: ha forse un problema con le donne?

Simona Bertuzzi
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Il premier Conte deve avere un problema con le domande, soprattutto quelle delle donne. Ride della Meloni che lo interroga sugli italiani prostrati dai divieti e gli immigrati liberi di varcare i nostri confini e violare tutti i controlli. E viene in mente quando ad aprile, pungolato sulla mancata zona rossa ad Alzano, investì la giornalista di Tpi, Francesca Nava, dicendole «se lei un domani avrà la responsabilità di governo, scriverà tutti i decreti ed assumerà tutte quante le decisioni». La modalità è la stessa. Ridurre l'interlocutrice a poca cosa. Farla sentire inopportuna, insipiente e incapace. Peccato che nell'intervento della Meloni, come nella domanda lecita della giornalista, ci fosse nulla di divertente. Ad aprile si contavano i morti di covid e le bare lasciavano Bergamo portandosi appresso un corteo di dolore e lacrime.

Ieri invece si faceva il punto sulla proroga dello stato di emergenza. Chiedeva la leader di Fratelli d'Italia con quale faccia si possano multare i commercianti che scendono in piazza e invocano aiuto e chiudere le attività di chi non rispetta il distanziamento, e però permettere a centinaia di clandestini di entrare nel territorio italiano e poi violare la quarantena imposta dalle misure di sicurezza. E il premier rideva. Quale sia il lato comico di questa domanda sinceramente ci sfugge. E chissà come l'avranno presa gli italiani citati dalla Meloni. Che poi vedete. La leader di Fratelli d'Italia non ha bisogno di difese d'ufficio, è talmente avvezza a farsi largo in politica che ha subito stigmatizzato la risata e rincarato la dose: «Non c'è niente da ridere, la nostra responsabilità ci impedisce di essere conniventi». Però la cosa non è sfuggita ai media che puntualmente hanno titolato "Meloni parla e Conte ride". Visto da donna, cittadina, giornalista, la risata del premier è stata uno sgarbo politico e umano. Le domande non sono tutte comode, anzi. E sicuramente governare è faccenda onerosa.

 

 

Questa maggioranza viene da mesi di emergenza e decreti infilati all'ora della cena. Riunioni sfinenti, decisioni vitali. Ma la politica è faccenda complicata e quasi sempre, a chi governa, tocca l'ingrato onere di rendere conto del proprio operato davanti al Paese, all'opposizione e persino ai giornalisti. Uomini e donne. Avesse ricevuto una donna di sinistra il medesimo trattamento riservato alla Meloni, avremmo assistito a una levata di scudi e le femministe tutte quante si sarebbero alzate dai loro ombrelloni ben distanziati per chiedere conto al governo e magari una parola di scuse. Poiché si tratta di una leader di destra, la questione si può facilmente relegare alla voce "risata di stagione". Qualcuno d'altra parte è certo che non si tratti di deriva machista, quella in voga in questi tempi bui. Ma di una attitudine caratteriale del premier Conte, il quale pungolato su temi fastidiosi, non risponde nel merito ma attacca. D'altronde, ricordate tutti. Era maggio e la fase due era appena cominciata. Un giornalista gli chiese lumi sull'operato del commissiario Domenico Arcuri e Conte rispose: «È stato un impegno faticoso il suo, se poi lei ritiene di far meglio, ne terrò conto per il futuro». Appunto. Eludere la domanda e sminuire l'interlocutore. Peccato che il paese si aspetti risposte e non battute piccate o risate sprezzanti.

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