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Paolo Becchi contro il Dpcm di Conte: "Feste in casa sconsigliate? Bel capolavoro, eccesso di potere senza precedenti"

Paolo Becchi e Giuliano Palma
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Libertà fondamentali soggette a nuovi limiti da un Dpcm che non arrivava mai. E che per come è scritto si capisce poco. Forse solo un addetto ai lavori può comprendere il rinvio a commi e articoli di altri decreti, pur con uno sforzo non indifferente. Ecco un esempio emblematico. Nell'ambito delle attività sportive, regolate dalla lettera e) del sesto comma dell'art. 1, il decreto prevede: «È consentita la presenza di pubblico, con una percentuale massima di riempimento del 15% rispetto alla capienza totale e comunque non oltre il numero massimo di 1000 spettatori per manifestazioni sportive all'aperto e di 200 spettatori per manifestazioni sportive in luoghi chiusi, esclusivamente negli impianti sportivi nei quali sia possibile assicurare la prenotazione e assegnazione preventiva del posto a sedere ». Come fa un cittadino a sapere, recandosi al palazzetto dello sport per vedere una gara sportiva di suo figlio, se sia stata raggiunta o meno la capienza prevista per il pubblico? Si dirà, ci sono le prenotazioni. Ma allora non era più facile scrivere che la partecipazione del pubblico è permessa solo su prenotazione fino ad un massimo di posti consentiti? Che fine ha fatto la certezza del diritto?

Bel capolavoro - Il "capolavoro" il governo lo compie con la lettera n) del medesimo articolo e comma: «Con riguardo alle abitazioni private, è fortemente raccomandato di evitare feste, nonché di evitare di ricevere persone non conviventi di numero superiore a sei». Qui il presidente del Consiglio ha ammorbidito la posizione del ministro della Salute che voleva un divieto delle feste in casa (con conseguente problema giuridico in ordine all'art. 14 della Costituzione che prevede la riserva di legge speciale), ma la pezza è peggio del buco. Un decreto del presidente del Consiglio non può prevedere raccomandazioni, deve semplicemente dare attuazione alle norme della legislazione ordinaria. Il Dpcm è un atto amministrativo e come tutti gli atti amministrativi deve rispondere al «principio di tassatività»: norme precise e sanzioni chiare. Sanzioni? Si fa spesso rinvio a decreti precedenti generando incertezze. Per le raccomandazioni scritte peraltro esiste l'ordinanza ministeriale, che di solito è utilizzata per specificare dubbi interpretativi o raccomandare comportamenti in specifici settori. Qui il presidente del Consiglio raccomanda «fortemente» un comportamento, che è quello di non invitare più di sei persone in casa. O c'è un obbligo o non c'è. Le forze dell'ordine non potranno intervenire di imperio e buttare giù la porta, ma su segnalazione di qualche delatore potranno però presentarsi sull'uscio dell'abitazione e chiedere di entrare facendo leva sulla paura del malcapitato. Una volta in casa, sarà facile contestare ai presenti la mancanza del distanziamento di un metro o l'assenza della mascherina. Conte ha aggirato l'ostacolo ma ha ugualmente compromesso l'inviolabilità del domicilio. Un "eccesso di potere" che non conosce precedenti, neppure all'epoca delle Br dove furono adottate leggi speciali e non atti amministrativi. Medesimo discorso per il primo comma lettera c) dell'art. 1: «È fortemente raccomandato l'uso dei dispositivi di protezione anche all'interno delle abitazioni private in presenza di persone non conviventi». Peccato non sia anche prevista una "raccomandazione" sulle modalità per fare l'amore tra persone non conviventi.

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