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Carlo Calenda? Sempre più sinistra-chic: adesso vuole "il liceo per legge"

Giuseppe Valditara
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È ritornata nel dibattito politico la proposta avanzata a maggio scorso da Carlo Calenda in una intervista al Corriere della Sera, di un liceo obbligatorio per tutti. La proposta, non solo non è stata ancora smentita, ma è in qualche modo coerente con il programma di Azione di rendere obbligatorio il percorso scolastico fino a 18 anni e con la ventilata ipotesi del ministro Bianchi di un biennio unico fino a 16 anni. Queste le dichiarazioni a suo tempo rilasciate dal leader di Azione: «Gli studi professionali e tecnici devono essere rinviati a dopo. Prima, dobbiamo formare uomo e cittadino. In una società del benessere, fino a 18 anni, s' imparano arte, storia, musica e cultura». Si tratta di una proposta anacronistica, velleitaria e dannosa.

Anacronistica perché non tiene conto della possibilità, finalmente introdotta anche nel nostro Paese, di costruire un percorso tecnico-professionale graduale e continuo dai 14 ai 22 anni e aperto alla formazione permanente e alle riconversioni professionali, possibilità che discende proprio dalla istituzione degli Its Academies. Proprio questa è una delle migliori riforme della legislatura che si sta chiudendo, alla fine condivisa pure dal governo Draghi.

 

 


Velleitaria perché trascura in modo irrealistico che i fondi del Pnrr per la scuola sono stati assegnati al nostro Paese dall'Unione europea proprio per un rilancio della formazione tecnico-professionale. La proposta del leader appare contraria alle politiche europee di sviluppo. Abbiamo del resto già la percentuale di istruzione generalista più alta al mondo: se la aumentiamo, come facciamo ad incassare i soldi del Pnrr? Non tiene conto di ciò che accade nei Paesi europei economicamente più avanzati come Germania, Svizzera, Austria, Francia, Danimarca, Svezia, Regno Unito e in genere in tutti i Paesi Ocse. Dannosa, infine, perché, a partire da Cavour e passando per Cattaneo, le personalità politiche più aperte e innovative hanno cercato di far capire quanto sia fondamentale per lo sviluppo di un Paese l'istruzione tecnico-professionale. I due percorsi, liceale e tecnico, avranno pari dignità.

 

 


La proposta del leader di Azione è contraria alla necessità di valorizzare i talenti individuali e ai fabbisogni del mondo produttivo che richiedono sempre di più competenze professionali alte e mature da avviare al mercato del lavoro. È dunque investendo nell'istruzione e formazione professionale che si gioca il futuro di centinaia di migliaia di giovani, ma anche la pretesa italiana di restare una potenza industriale.Non sarebbe realistico, nel 2022, epoca delle reti digitali e dell'intelligenza artificiale, continuare a considerare l'istruzione tecnico-professionale come una seconda o terza scelta per i giovani e le loro famiglie. Visione che cela i pregiudizi di una certa sinistra d'antan per cui l'approccio al lavoro già durante la scuola è considerato un fatto negativo, quando invece l'imparare a fare è esperienza formativa utile, che va diversamente declinata in tutti i vari tipi di scuola superiore. Sono i valori della cultura classica che devono essere trasmessi anche nell'istruzione tecnico professionali, non è l'esperienza laboratoriale o in azienda che va eliminata. 

 

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