Roma, 27 apr. - (Adnkronos) - E' il 7 agosto del 1990 quando in via Poma, a Roma, viene uccisa con 29 colpi di tagliacarte Simonetta Cesaroni. Ha 21 anni. Il suo corpo viene scoperto negli uffici dell'Associazione italiana alberghi della gioventu'. L'autopsia accertera' che la sua morte e' avvenuta tra le 17.30 e le 18.30. Il suo corpo viene ritrovato dalla sorella Paola, che preoccupata, si reca nell'ufficio insieme al fidanzato Salvatore Baroni e al datore di lavoro di Simonetta. La ragazza ha subito 29 colpi di tagliacarte, tutte profonde circa 11 centimetri. Alcune sono mirate al cuore, alla giugulare e alla carotide. Ad ucciderla, tuttavia, e' stato un trauma alla testa. Il processo a carico di Raniero Busco, all'epoca dei fatti fidanzato di Simonetta, inizia vent'anni dopo, il 3 febbraio del 2010, davanti ai giudici della terza Corte d'Assise di Roma, presieduta da Evelina Canale. Al banco dei testimoni si siedono tra gli altri i familiari di Simonetta, gli amici di Busco e Cesaroni ma anche i periti della procura, i consulenti del pm e i poliziotti che svolsero le indagini all'epoca del delitto . Quello che e' certo e' che almeno una persona ha fatto mancare la sua testimonianza al processo. E' Pietrino Vanacore, portiere dello stabile nel quartiere Prati. Vanacore si e' ucciso il 9 marzo 2010, tre giorni prima della deposizione in aula. Un evento che ha portato l'opinione pubblica a porsi una domanda: Vanacore ha portato con se' un segreto inconfessabile o e' solo stato vittima di "venti anni di martirio", come e' scritto nel biglietto trovato nella sua auto subito dopo il suicidio. (segue)



