Firenze, 11 dic. - (Adnkronos) - Una Toscana fatta a macchia di leopardo, dove le esperienze positive si accompagnano a opacita' pronunciate e dove si conferma, sempre e comunque, che per tutelare i bambini in affidamento temporaneo non basta selezionare e formare le famiglie affidatarie, perche' qui si tratta di un servizio e "non di puro e semplice volontariato". Quindi occorrono risorse e strutture sui territori, riferimenti costanti, come precisa a piu' riprese il mondo dell'associazionismo che sfila nella commissione regionale d'inchiesta guidata da Stefano Mugnai (Pdl). Un servizio, quello di affidamento, disciplinato da norme regionali e che fa perno sui Centri affido, costituiti dai Comuni in collaborazione con le strutture socio-sanitarie del territorio. I Centri, come emerso in commissione, operano in maniera non omogenea e ci sono zone della Toscana che ne sono sprovviste. Nella commissione sull'attivita' di affidamento dei minori a comunita' e centri alla luce della vicenda del Forteto, Mirco Landi e Andrea Bartolini, dell'Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie (Anfaa); Anna Maria Columbu, portavoce del Coordinamento delle associazioni toscane Ubi minor e Maria Dina Tomei della Comunita' Papa Giovanni XXIII, descrivono il "sistema" in Toscana, dentro una realta' fatta di esperienze diversissime. (segue)



