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Violenza sulle donne, don Corsi non lascia: "Ognuno ha diritto a dire quel che pensa"

domenica 30 dicembre 2012
Violenza sulle donne, don Corsi non lascia: "Ognuno ha diritto a dire quel che pensa"

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Roma, 27 dic. (Adnkronos/Ign) - Non ci sono né l'addio alla tonaca né le scuse di Don Piero Corsi, il prete che ha scatenato polemiche per aver affisso un volantino sulla violenza alle donne, nel quale chiedeva loro autocritica perché provocatrici. Il 'mea culpa' circolato in mattinata, giunto agli organi di stampa attraverso una lettera aperta, "è totalmente inventato", così come lo stesso religioso ha detto all'Adnkronos. Nella missiva c'era l'annuncio di mettere "da parte la tonaca", abito del quale si sentiva "indegno". "Smentisco di voler lasciare l'abito talare e di aver inviato alcuna lettera alle agenzie di stampa nella quale comunicavo questa decisione" ha spiegato precisando che "quanto scritto nel comunicato di questa mattina" che "non ho inviato io" ed " è totalmente inventato". Quanto alla vicenda di cui è protagonista, don Corsi si dice "dispiaciuto per le ingiurie ricevute in questi giorni" ma ribadisce il "diritto di tutti a manifestare le proprie opinioni". Il volantino esposto "non era altro che un articolo di giornale", si chiede se "ciò sia vietato" e ripete che "è stato letto in maniera parziale". Si dice arrabbiato per "il trattamento ricevuto" dalla stampa e per "le ingiurie subite" alle quali però si sono accompagnate "anche manifestazioni di solidarietà". Nella lettera che don Corsi definisce inventata si spiegava la decisione di lasciare: "Con queste poche righe - dopo una notte insonne per il dolore ed il rimorso per la giusta polemica causata dalla mia "imprudente provocazione", nel rinnovare ancora più sentitamente le scuse non solo a tutte le donne colpite dal mio scritto ma anche a tutti coloro che si siano sentiti offesi dal mio operato o dalle mie parole, in primis il giornalista verso il quale, in un momento di ira, ho proferito quella ignobile parola - voglio comunicare che ho deciso di mettere da parte l'abito talare, del quale mi sento indegno, nella speranza che la riflessione e la penitenza mi consentano un giorno di riconquistare quella serenità che ho oggi innegabilmente smarrito".