(Adnkronos) - L'8 settembre del 1995 il generale Antonio Subranni, tra i dieci imputati del procedimento per la trattativa tra Stato e mafia, interrogato dai magistrati della Dda ha spiegato che nel 1991 "in Sicilia esistevano due sezioni anticrimine e nessuno si e' mai occupato delle minacce a Calogero Mannino". Secondo i magistrati dell'accusa Calogero Mannino avrebbe avuto un ruolo centrale perche' avrebbe preso informazioni dagli investigatori "al fine di acquisire notizie dai boss ed aprire la trattativa con i vertici dell'organizzazione mafiosa, finalizzata a sollecitare richieste di Cosa nostra per far cessare la strategia stragista avviata con l'omicidio Lima" e che aveva lo stesso Mannino tra i possibili obiettivi. Agli ufficiali del Ros Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, i pm contestano di avere preso contatti con esponenti mafiosi "agevolando l'instaurazione di un canale di comunicazione con i boss finalizzato a sollecitare eventuali richieste di Cosa nostra per fare cessare le stragi". Gli altri imputati, i boss Toto' Riina, Bernardo Provenzano, Leonardo Bagarella, Giovanni Brusca e Antonino Cina' sono accusati di avere minacciato rappresentanti del Corpo politico dello Stato "prospettando l'esecuzione di stragi e omicidi". Al senatore del Pdl Marcello Dell'Utri si contesta, invece, di avere assunto un ruolo di mediatore con i vertici di Cosa Nostra "agevolando il progredire della trattativa tra mafia e Stato". L'ex ministro dell'Interno ed ex Presidente del Senato, Nicola Mancino e' invece accusato di falsa testimonianza. Ha chiesto piu' volte lo stralcio della propria posizione, ma finora la richiesta e' sempre stata rigettata.




