Palermo, 16 apr.- (Adnkronos/Ign) - A ventuno anni di distanza altre rivelazioni emergono sulla strage di Capaci. Questa mattina la Dia di Caltanissetta, sotto il coordinamento della Dda diretta dal procuratore nisseno Sergio Lari, ha infatti eseguito 8 provvedimenti di custodia cautelare, tra boss e gregari della cosca di Brancaccio, accusati di essere parte del commando che procurò e preparò l’esplosivo per l'attentato che costò la vita al giudice Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e a tre agenti di scorta. Numerose le perquisizioni in diverse città italiane. Per gli investigatori "è stato squarciato il velo d’ombra nel quale erano rimasti alcuni personaggi, mai prima d’ora sfiorati dalle inchieste sull’eccidio". L'operazione scaturisce dalle recenti dichiarazioni del collaboratore Gaspare Spatuzza, confermate in parte anche da Fabio Tranchina, che ha chiamato in causa i fedelissimi di Giuseppe Graviano, il capomafia del quartiere palermitano di Brancaccio. Tra i destinatari dell'ordinanza figura il nome di Salvo Madonia, uno dei reggenti della potente famiglia mafiosa palermitana di Resuttana e già detenuto al 41 bis, e di Cosimo D'Amato, il pescatore di Santa Flavia (Palermo), arrestato lo scorso inverno su ordine dei pm di Firenze che indagano sulle stragi mafiose del '93 per aver fornito, secondo gli inquirenti, l’esplosivo utilizzato per gli attentati di Roma, Firenze e Milano. I pm nisseni gli contestano di avere procurato alle cosche anche il tritolo usato per l'eccidio di Capaci. D’Amato avrebbe recuperato l’esplosivo da residuati bellici che erano in mare. Gli altri destinatari dell'ordinanza sono: Cristofaro Cannella, Giuseppe Barranca, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo, Vittorio Tutino e Lorenzo Tinnirello. Tutti in carcere con condanne pesanti per reati di mafia e omicidio. Per il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, “le nuove indagini sulla strage di Capaci hanno consentito di rinvenire ulteriori responsabilità all’interno di Cosa nostra, in particolare nel mandamento di Brancaccio. Ribadisco, come ho sempre detto, che non vi sono mandanti esterni in ordine all’eccidio. L’inchiesta con questo nuovo esito chiude il cerchio attorno a mandanti ed esecutori materiali”. Invece il procuratore aggiunto Nico Gozzo parla dell'esistenza di "buchi neri". "Su Capaci e via d'Amelio -ha sottolineato- sappiamo quasi tutto" e ha ribadito che adesso l'attenzione degli investigatori si deve concentrare sui "pochi buchi neri rimasti".




