Taranto, 15 mag. (Adnkronos) - L'ex responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva di Taranto, Girolamo Archina', proprio oggi sarebbe dovuto uscire dal carcere del capoluogo jonico dove si trova dal 26 novembre scorso se non fosse arrivato il provvedimento dell'autorita' giudiziaria che, nell'ambito del secondo capitolo dell'inchiesta denominata 'Ambiente Svenduto', ne ordina nuovamente la detenzione in carcere. Ieri davanti al tribunale dell'appello cautelare di Taranto era stato discusso il ricorso presentato dai suoi legali, gli avvocati Gianluca Pierotti e Giandomenico Caiazza, che avevano chiesto la sottoposizione agli arresti domiciliari per incompatibilita', per motivi di salute, con il regime afflittivo in carcere. Oggi il tribunale aveva accolto la richiesta e concesso i domiciliari quando e' arrivata la nuova ordinanza. I due legali hanno presentato una istanza al gip Patrizia Todisco, che ha firmato sia l'ordinanza cautelare di novembre che quella di oggi, chiedendo nuovamente i domiciliari. Se era incompatibile con il carcere nel primo caso, questo e' il ragionamento, come fa a essere compatibile per nel secondo? Inoltre i legali di Archina' hanno presentato una istanza al Tribunale della Liberta'. L' ipotesi di reato contestata e' concorso in tentata concussione per tutti e quattro gli arrestati, Archina', il presidente della Provincia Florido, l'ex assessore all'Ambiente Conserva e l'ex segretario generale della Provincia Specchia. L'altro reato ipotizzato e' quello di induzione indebita a dare o promettere utilita' contestato solo ad Archina', Florido e Conserva.




