(Adnkronos) - I manoscritti - Il primo e' un manoscritto bambagino contenente i versi dal 100 del canto XIV al 60 del canto XXIV del Paradiso di Dante Alighieri, consistente in 8 carte consecutive, di dimensioni 310x235 millimetri slegate, con scrittura su due colonne di 15 terzine ciascuna. Le feste centenarie del 1899 furono l'occasione per farlo conoscere in Italia e all'estero. Citato nel 1913 da don Enrico Castaldi, secondo bibliotecario, successivamente da vari studiosi, fu minutamente descritto, per la prima volta, da Antonio Fiammazzo nell'articolo "Di un frammentario toscano" della Divina Commedia del 1890, poi pubblicato in "Miscell.St. della Vald" (anno III, pp. 214-216); copiato e pubblicato da G.Franciosi in "Di alcune lezioni del frammentario Useppiano" (Giornale dantesco, anno I, quad. X, pp.456-59, Venezia, Visentini, 1893), opera recensita da Orazio Bacci nel 1893 nella Miscellanea storica della Valdelsa. Poi il silenzio fino agli anni '60 del novecento, quando Sebastiano Agliano' lo richiama in "L'Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca" (anno VIII, n.2, lug.-sett.1967), ma senza poterlo vedere. Il secondo manoscritto riporta le ottave 77-92 e 155-162 del Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio.E' composto da 3 carte scritte r/v, misura mm.300x210, presenta una scrittura umanistica, in una sola colonna. Il bibliotecario don Enrico Castaldi lo descrive, e ne pubblica le ottave 78-92, nell'opuscolo "Nel VI centenario della nascita di G.Boccaccio", stampato a Poggibonsi nella tipografia Coltellini nel 1913, censurando i versi 1-3 dell'ottava 90 che descrivono lo stupro della ninfa. Nei prossimi mesi le carte di entrambi i manoscritti saranno oggetto di uno studio approfondito da parte di esperti del settore, anche perche' presentano una filigrana che permettera' di datarli con buona approssimazione e rendera' possibile trovare, con l'ausilio dell'informatizzazione, la collocazione di altri frammenti manoscritti facenti parte della copia originaria.


