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Carceri: 'Rifiuti solidi, rifiuti urbani', detenuti in scena a Rebibbia

domenica 29 settembre 2013
Carceri: 'Rifiuti solidi, rifiuti urbani', detenuti in scena a Rebibbia

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Roma, 24 set. (Adnkronos) - "Rifiuti solidi, rifiuti urbani" e' il titolo dello spettacolo che 84 detenuti metteranno in scena venerdi' nel carcere romano di Rebibbia. Lo spettacolo e' promosso dalla Direzione nazionale dell'Associazione italiana cultura e sport e dalla direzione dell'istituto. I testi, inediti, sono stati scritti dagli stessi detenuti della compagnia teatrale Stabile Assai della Casa Reclusione Rebibbia, detentrice di prestigiosi riconoscimenti: due volte il primo Premio Troisi, la Palma dell'Eccellenza e la Medaglia d'Oro del Capo dello Stato Giorgio Napolitano per il valore sociale. "L'Associazione e' da anni sensibile ai temi sociali e ai problemi legati al reinserimento dei detenuti nella societa' - spiega il presidente Aics, Bruno Molea - Opera all'interno di 32 contesti penitenziari, utilizzando il teatro come strumento utile per il recupero e la rieducazione dei detenuti. Occorre dare un senso alla pena detentiva e proprio per questo 'Rifiuti solidi, rifiuti urbani' rappresentera' un evento straordinario - sottolinea - che dara' la possibilita' al pubblico presente di avere un contatto diretto con la realta' di un carcere, troppo spesso concepito soltanto come un luogo punitivo e afflittivo". 'Rifiuti solidi, rifiuti urbani', diretto da Antonio Turco, responsabile del dipartimento delle Politiche Sociali di Aics, in collaborazione con la psicoterapeuta Sandra Vitolo e la teatro-terapeuta Patrizia Spagnoli, si articolera' in quattro quadri scenici: il primo si svolgera' all'interno della sezione dei minorati psichici, il secondo in quella dei detenuti anziani, il terzo vedra' coinvolti i cittadini immigrati che offriranno al pubblico piatti tipici delle loro terre di origine e il quarto, dedicato all'amore, si realizzera' nello scenario di un giardino abbandonato con una vecchia fontana ed una voliera che accompagneranno l'idea dell'amore come unica forma di evasione.