Palermo, 26 set.- (Adnkronos) - "Deponendo al processo Mori sull'avvicendamento al ministero dell'Interno nel luglio 1992 con Vincenzo Scotti, l'imputato Nicola Mancino ha detto il falso e in questo processo lo dimostreremo". Non solo. "C'e' stato un attivismo di un comune cittadino, qual e' oggi Mancino, presso i canali istituzionali per condizionare le indagini della Procura di Palermo e di sottrarsi alle indagini". Lo ha detto il pm Francesco Del Bene, nel corso della relazione introduttiva del processo per la trattativa tra Stato e mafia. Mancino e' accusato nel processo di falsa testimonianza. "Dimostreremo la falsita' dell'imputato Nicola Mancino quando venne ascoltato come testimone nel processo a carico di Mario Mori - dice Del Bene -la falsita' di queste dichiarazioni verra' dimostrata in relazione alla reale motivazione sottesa all'avvicendamento con l'onorevole Scotti al mnistro dell'Interno alla fine del '92. Un avvicendamento che non e' avvenuto per ottemperare la decisione assunta dalla direizone dell Dc per stabilire il criterio di incompatibilita' della funzione di parlamentare e di esponenti del governo". E aggiunge: "Il pm dimoestrera' che quell'avvicendamento e' avvenuto per conseguire il risultato di un ammorbidimento della politica criminale al fenomeno mafioso, avvicendamento che si era reso necessario perche' il ministro Scotti aveva dato prova di una strategia rigorosa. Il pm dimostrera' che quell'avvicendamento costuituiva un momento fondamentale di mutamento della politica del governo a seguito delle minacce e dele pressioni subite perche' doveva avviare quella stgaione di distensione. Ebbene il pm dimostrera' che l'onorevole Scotti non venne riconfermato nell'incarico di ministro dell'interno perche' c'era il criterio di incompatibilita', ma in realta' non era cosi".




