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Borsellino: sorella agente scorta, 'mio fratello tradito da Stato in cui credeva' (2)

18 Luglio 2019

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(AdnKronos) - La mattina di quel maledetto 19 luglio 1992 quando Sabrina andò a trovare la madre, Vincenzo dormiva: il turno iniziava alle 13. La notizia della tragedia lei l’ha appresa dalla tv. "Nessuno ci ha chiamato - ricorda - Ero a casa con mio figlio di tre anni, mio marito, poliziotto, era in servizio". Quando arriva la telefonata del cognato, Sabrina è sorpresa. "'Tuo fratello che turno fa?', mi chiede e io d’istinto rispondo '13-19'. Allora mi dice di accendere la televisione". Le immagini trasmesse dall’edizione straordinaria del telegiornale la lasciano senza parole. "Ero attonita, non potevo credere che mio fratello fosse là". La doccia fredda arriva quando il giornalista pronuncia il nome delle vittime della strage. C’era anche quello di suo fratello. "E’ stato terribile, ho urlato, ero disperata. Ho provato un dolore enorme, ho pensato ai miei genitori".

Il tritolo di Cosa nostra aveva spento il sorriso di Vincenzo. "Nonostante i 22 anni aveva una grande maturità e un profondo senso del dovere - dice oggi Sabrina -, ma di lui ricordo soprattutto la sua dolcezza, i suoi abbracci. Tenerissimi". Oggi a distanza di 27 anni, mentre processi e sentenze tentano di squarciare il velo su depistaggi e omissioni e consegnare una verità giudiziaria su quella strage, Sabrina Li Muli non nasconde la sua rabbia. "Una grandissima rabbia", scandisce. "Mio fratello si fidava ciecamente dello Stato e sapere che proprio lo Stato lo ha tradito, che non ha fatto nulla per arrivare alla verità e che ancora oggi questo viene permesso, mi provoca una sensazione di sconcerto". Di più. "Da 27 anni mi sento presa in giro". Da allora ogni anno, il 19 luglio, lei e i suoi genitori partecipano alla cerimonia per i caduti al reparto Scorte della caserma Lungaro, a Palermo. "Sentiamo molto vicini il questore e il capo della Polizia", dice, aggiungendo subito dopo: "Però, provo ogni volta un profondo fastidio nel dover stringere le mani ai politici, a loro non credo più". In via D’Amelio per Sabrina Li Muli arrivano per la "loro passerella", perché poi "andati via dimenticano tutto".

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