(Adnkronos salute) - L'obiettivo del team di biologi e' stato il monitoraggio ambientale durante le attivita' di recupero della Concordia. Con un lavoro tecnico e scientifico che riducesse al minimo l'impatto per il delicato ambiente circostante. "Perche' - spiega Ardizzone - si tratta di un ecosistema con caratteristiche naturalistiche particolari e di estremo valore. Il Giglio e' nel parco nazionale dell'Arcipelago toscano e un santuario dei cetacei. Siamo stati i primissimi ad arrivare sul luogo del disastro e i primi a fare immersioni sotto la nave. La poseidonia che e' rimasta oscurata dall'ombra dello scafo dopo pochi mesi e' morta. Abbiamo - aggiunge - controllato anche le zone piu' profonde dove c'e' il corallo". I biologi si sono poi occupati della valutazione e restituzione cartografica dei fondali "che non si conoscevano - avverte Ardizzone - e con immersioni e robot con telecamera le abbiamo fotografate e studiate. In seguito abbiamo eseguito i rilievi di carattere fisico e chimico, la qualità' e la trasparenza acque". Il rischio ambientale maggiore secondo il biologo non era il carburante presente nella Concordia, prelevato subito, ma i lavori compiuti sul fondale marino per sostenere il relitto e per ruotato. Sono stati fissati dei pilastri "che potevano produrre polvere sottili - precisa - sparse sulle zone circostanze e soffocare cosi' l'ambiente coralligeno". Ma questo scenario, fortunatamente, non si e' verificato.




