Palermo, 8 mag. - (Adnkronos) - Il ragazzo di sedici anni, che dopo quasi 14 ore di interrogatorio e' crollato confessando di avere ucciso a coltellate l'imprenditore palermitano Massimo Pandolfo, non avrebbe agito da solo. Ne sono convinti gli investigatori che coordinano l'inchiesta sull'omicidio, consumato all'Acqua dei Corsari. Il cadavere di Pandolfo e' stato rinvenuto lo scorso 26 aprile. L'uomo aveva la faccia totalmente sfigurata dai colpi di pietre ricevute. "Dagli elementi raccolto - spiega il Procuratore aggiunto di Palermo, Maurizio Scalia che conduce l'inchiesta con il pm Geri Ferrara - tutto fa pensare che il ragazzo non abbia agito da solo. Non comprendiamo come un ragazzino esile abbia potuto colpire un omone alto con la stazza fisica della vitti,a che in passatop faceva anche pugliato". Sono diversi i punti oscuto dell'indagine. A partire dall'arma del delitto. L'uomo e' stato colpito da una quarantina di coltellate. Non e' mai stata rinvenuta l'auto della vittima. "E il ragazzo non aveva neppure la patente - dice Scalia - e non possedeva un'auto". Quindi come sarebbero arrivati i due all'Acqua dei Corsari? L'indagine e' condotta dal colonnello dei Carabinieri Enrico Scandone e dal capitano Daniele Credidio.




