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L'inferno è il primo romanzo horror della storia

Un'edizione del capolavoro di Dante attualizza la Commedia attraverso le opere d’arte e la cala negli orrori della modernità
di Bruna Magidomenica 30 novembre 2025
L'inferno è il primo romanzo horror della storia

4' di lettura

Quante volte abbiamo detto che il mondo attuale sembra precipitato all’inferno? Riflettendo soltanto un attimo, scopriamo che forse il male non ha mai lasciato l’animo umano, e quel «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza», il verso più famoso di Dante Alighieri, sembra dimenticato. Come in un gioco del destino, in una partita a scacchi con la sopravvivenza dell’umana stirpe, ecco tornare in scena la Divina Commedia. Sì, è vero, non ha mai abbandonato i banchi di scuola, ma in questi giorni eccola tornare in libreria, in vesti sontuose, come fosse una novità. Paradossale? No, in una tale veste non l’avevamo mai vista, è quella che le ha regalato Blackie edizioni , con il titolo Divina Commedia Liberata-Inferno, nella collana Liberati e ridefinita nel sottotitolo Il primo romanzo dell’orrore (pag. 622, euro 32), filo conduttore di questo titanico lavoro, Daniel Lopéz Valle, che affianca il sommo poeta ad ogni passo. La collana Classici Liberati di Blackie, infatti, nasce per rendere i grandi capolavori della letteratura universale vivi, attuali, “liberati” dalle glosse scolastiche e restituiti al lettore contemporaneo. Il tutto illustrato da decine d’opere d’arte, in parallelo con immagini del mondo in cui viviamo. Guerre, fiumi di sangue, torture, delitti, tradimenti, violenze private e collettive, sentimenti estremi e spesso devastanti, tutto riflesso in rete.

Il mondo di Dante siamo noi? Teoria assurda? No, guardatevi intorno, immergetevi nei mezzi di comunicazione, pensateci un attimo, e non potrete arrivare ad altra deduzione. Il divin poeta ha battuto in anticipo di circa settecento anni i più famosi registi e sceneggiatore di Hollywood. Teoria condivisa nel libro attraverso interventi di rango, Stephen King commenta: «Una vertiginosa discesa nell’oscurità». Susan Sontag aggiunge: «Il terrore più abietto avvolto in poesia sublime». J.L. Borges è netto: «Il modo migliore per amare la commedia è partire dal testo: senza commenti, allegorie o interpretazioni».

Nel nostro tempo di crisi, mentre ci sentiamo disorientati, Dante riesce ancora a farci arrivare la sua voce potente. Ci rendiamo conto che l’Inferno è lo specchio delle nostre paure più profonde, i sensi di colpa e il timore di punizioni quando sbagliamo, ma è anche il punto di partenza verso mete più alte, luminose, quelle che indicano la conoscenza e la salvezza. Una potenza, le strofe di Dante, che non ebbero precedenti, e non avranno mai neppure un seguito, è impossibile raggiungere la sua vetta, come scrive Lopéz, citando T.S. Eliot: «Dante e Shakespeare si dividono tra loro il mondo moderno. Non c’è un terzo». E aggiunge, a sottolineare la potenza del racconto, che si traduce subito in immagini reali, quasi da avvertirle anche con il tatto, non solo con la mente, scene memorabili, tradimenti, passione, sesso, ma (forse il sommo poeta non poteva che nascere toscanaccio) anche ironia: «Ci sono fiumi di fuoco e laghi di ghiaccio, amanti eterni come Francesca e Paolo, papi corrotti con la testa conficcata nel suolo e adulatori immersi nello sterco. E anche la più comica, un bolognese, per esempio, dice a Dante che i suoi concittadini sono così avidi che è più facile sentire il loro volgare all’Inferno che nella stessa Bologna».

Questo volume è una sorta di splendida Antologia dell’inferno, e coinvolge il mondo, la Divina Commedia Liberata infatti propone una «breve panoramica enciclopedica infernale», in primo luogo l’articolo «Inferno», tratto dall’Enciclpedia diretta da Denis Diderot e Jean D’Alembert, pubblicata in 35 volumi fra il 1751 e il 1780, ma anche «Le misure dell’Inferno», calcolate dall’architetto Antonio Manetti, nato nel 1423, secondo le descrizioni fornite da Dante. Segue la riscoperta dei gruppi musicali che negli anni ’70, a cominciare dai Rolling Stones, hanno attinto dalle figure infernali. Ma avrete anche a disposizione tutti i Canti e, l’intero elenco alfabetico dei dannati con relative biografie, dove troverete i famosi, associati ai cittadini qualunque che grazie al sommo poeta hanno trovato il loro angolo di popolarità. E un ghiotto appuntamento con il “Cineforum”, dove, chiedendo l’accesso attraverso un QR, potrete rivedere il primo lungometraggio italiano, datato 1911, dedicato alla Divina Commedia, diretto da Francesco Bertolini, ispirato alle celeberrime illustrazioni di Gustave Doré, con particolari effetti speciali (grande avvenimento), che allora apparivano quasi una magia. E se molti non si sono mai chiesti come siano stati immaginati gli inferi nel resto del mondo, questa rivisitazione della Divina Commedia, strutturata per ogni curiosità, offre loro una mappa mondiale. Dalla Mesopotamia all’Egitto, dalla Grecia a Roma, nell’ebraismo, cristianesimo e buddismo. Quindi, lettori, ignorate la nota minaccia del sommo poeta («Lasciate ogni speranza voi ch’entrate») e tuffatevi fiduciosi in questa lettura. Sarà un piacere “paradisiaco”.