C era una volta, senza apostrofo. Non è un errore ma il titolo di una mostra unica, spiazzante fin dal nome. Un’esposizione che racconta la straordinaria potenza espressiva della ceroplastica, un’arte che intreccia scienza e religione quasi completamente cancellata a causa della deperibilità del materiale. La cera, tanto viva quanto fragile, è il medium che più di ogni altro ha saputo riprodurre la carne umana e le sue trasformazioni. A Firenze, a un chilometro dallo splendore d’oro e di luce della mostra-monstre che Palazzo Strozzi dedica a Beato Angelico, le Gallerie degli Uffizi propongono Cera una volta. I Medici e le arti plastiche, un affascinante percorso che racconta la fortuna e la riscoperta di un linguaggio che un tempo affascinò scienziati, artisti e nobili, incluso i Medici. Entrare nei nuovi spazi espositivi al piano terreno delle Gallerie è un’esperienza straniante, una discesa agli inferi, la materializzazione dell’orrore tra volti deformati, corpi avvizziti, uomini e donne in decomposizione e sguardi dannati. Il visitatore prosegue lungo un allestimento labirintico, con luci soffuse, in un’atmosfera cupa, macabra, a tratti splatter.
C’è la rappresentazione del tempo che scorre e corrode l’uomo, del vigore del fisico che si sbriciola davanti a malattie che avvinghiano i corpi risucchiando gli occhi e decomponendo la carne. Circa novanta tra dipinti, sculture, cammei e opere in pietre dure con capolavori che tornano a Firenze dopo secoli, a testimoniare la grande lungimiranza collezionistica della dinastia medicea. Tra i pezzi più interessanti Anima urlante all’Inferno e Anima dannata attribuite a Giulio de’ Grazia e la celebre maschera funebre di Lorenzo il Magnifico, realizzata dallo scultore Orsino Benintendi. Un’intera sala è dedicata al massimo scultore in cera attivo a Firenze alla fine del Seicento: Gaetano Giulio Zumbo. Del maestro siciliano, grande studioso di anatomia, viene presentata anche un’acquisizione recente delle Gallerie: La corruzione dei corpi, tema tipico di questo artista ingiustamente dimenticato. Zumbo ebbe una vita affascinante e ancora avvolta da quel mistero che si riflette nelle sue opere, il suo talento conquistò prima Cosimo III, la sua fama arrivò fino in Francia e folgorò Luigi XIV. Zumbo lavorava la cera trasformandola in carne viva, la sua conoscenza dell’anatomia lo portava a riprodurre la tensione di ogni muscolo, a scolpire la consistenza delle ossa e il decadimento delle carni.
Diede un colore alla malattia e una forma alla morte. Il Marchese de Sade, in visita a Firenze, rimase stupefatto davanti alle sue opere tanto da scrivere: « (...) L'impressione è così forte, che i sensi sembrano comunicare tra loro. Viene naturale portarsi la mano al naso, senza accorgersene, contemplando quest’orribile spettacolo, che è difficile osservare senza che si affaccino alla mente le sinistre idee della distruzione». «Con questa mostra vogliamo portare la ceroplastica fuori da teorie “mitologiche” che la vorrebbero illusoriamente legata alla radice primitiva dell’inconscio estetico europeo, ancorandola invece al rigore dei fatti e delle cronache della storia dell’arte. Grazie a una attenta scomposizione dei pregiudizi che hanno gravato su questa materia abbiamo lavorato a restituire alla completa dignità di artisti figure insostituibili per maestria e per creatività della scultura europea come Gaetano Zumbo», ha spiegato il direttore delle Gallerie Simone Verde che ha curato la mostra con Valentina Conticelli e Andrea Daninos. L’obiettivo dei curatori era riportare l’arte della ceroplastica al tempo di massimo splendore, quando era considerata un genere di pregio, ricercato non solo per i santuari ma anche per le collezioni principesche. Già Plino il Vecchio nella sua Storia Naturale descrive la consuetudine di modellare immagini in cera, una tradizione che a sua volta risaliva agli etruschi e ai romani legati al culto degli antenati. L’arte della cera rimase viva nel tempo, fino a conoscere un momento di splendore straordinario nella Firenze medicea tra ’400 e ’600. Le cere di Zumbo sono accompagnate da una serie di dipinti di soggetto alchemico e di stregoneria. Straordinaria la Strega di Salvator Rosa, recentemente acquistata dagli Uffizi. La mostra è visitabile fino al 12 aprile. Dopo, purtroppo, Cera una volta diventerà c’era una volta...




