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Giovanni Lindo Ferretti, la preghiera dell'uomo davanti al suo destino

di Giovanni Lindo Ferrettimercoledì 18 febbraio 2026
Giovanni Lindo Ferretti, la preghiera dell'uomo davanti al suo destino

3' di lettura

Per gentile concessione dell’editore Aliberti pubblichiamo un estratto della nuova edizione aggiornata di «ÒRA ET LABORA. Difendi conserva prega» di Giovanni Lindo Ferretti, in libreria da oggi. Di seguito una parte del capitolo «Quando gli Dei vogliono punire gli uomini esaudiscono i loro desideri» 

Sì ho già detto quanto il mio cristianesimo affiori da un substrato barbarico pagano, in continuità.

È una connotazione storico geografica culturale: le cose accadono, agli uomini farne tesoro, con tutta l’attenzione necessaria.

Ancora pochi anni fa mi auguravo con nota di sarcasmo gli arresti domiciliari in senso lato: il perimetro della mia valle, l’ambito della mia comunità seppur residuale. La immaginavo comunità di destino. Qui stava il vivere, fuori la costrizione. Qui la pace, fuori l’inquietudine, il disagio. Poi tutto si è rigirato. Fuori Felicitazioni! Qui Condoglianze!

Non è stato facile e non lo è. Una infinita tristezza ammanta lo sguardo ma non vorrei essere che qui, in questa incerta ora sia fatta la Tua volontà è il cuore pacificato di chi prega ora et labora per quel che ti è dato.
Amen.

Così dopo i 70 avvenne che tornai sul palco.
CCCP in Fedeltà la Linea c’è invecchiati noi e frastornato il mondo.
Tutti esauriti.

quando il mondo era giovane gli uomini sembravano non temere nulla se non che il cielo cadesse: l’ira degli dei, la punizione divina. Il nostro mondo è vecchio, ossessionato da se stesso, quante paure lo attanagliano?
il mondo si sgretola rotola via succede è successo: si sgretola e via...
tutto si sta riposizionando e va di fretta, la geografia e i suoi confini, la storia, le sue pretese, le sue illusioni.
Nuove esperienze, nuovi interessi, nuovi saperi, nuove economie, nuove ricchezze, nuovi poteri. Vecchie e nuove guerre e nuovi armamenti, i più recenti che, a gran richiesta, bisogna essere pronti.

Mai stata facile la verità mai garantibile la libertà anno Domini MMXXV- òra et labo ra ultima chiamata per CCCP 7 date/sette dall’Urbe al Teatro Greco di Taormina rovine all’inizio rovine alla fine la vita umana non dura che un istante all’erta sto, all’orizzonte: rovine sembra che il mondo vada a puttane è locuzione volgare ma la considero boccata d’aria fresca, altro tempo, altra baldanza. Quando ero bimbo gli uomini parlavano così. Il mondo va a puttane è un giudizio inesorabile sul presente, aggiungo quindi alle mie preghiere quotidiane parti del Dies irae con la speranza di volgerle in canto. Maran atha.

(...) giorno dell’ira quel giorno, dissolverà il secolo in cenere come profetato da Davide e dalla Sibilla. Quanto terrore il futuro! quando verrà il Giudice a giudicare ogni cosa. La tromba con mirabile suono dai sepolcri di ogni regione spingerà tutti davanti al trono. La morte si stupirà e così la natura quando risorgeranno le creature per essere giudicate. Sarà portato il libro in cui tutto è scritto così che il mondo possa essere giudicato. Quando il Giudice siederà ogni cosa nascosta verrà svelata e niente resterà impunito. Re di tremenda maestà che salvi per tua bontà: salvami, abbi pietà. Tu che assolvesti Maria di Magdala ed esaudisti il buon ladrone concedimi di sperare. Prego supplice e prostrato, cuor contrito, incenerito, abbi cura del mio stato. Giorno di lacrime quel giorno: risorgerà dalla cenere ogni reo per essere giudicato. Perdonaci, o Dio. Pietoso Gesù, Signore, dona a noi la pace. Amen.

Lo zio Francesco è morto senza inutili sofferenze, in casa, riverito ed accudito, nel giorno del suo novantanovesimo compleanno. Nel primo giorno dei suoi 100 l’abbiamo seppellito. Finisce il ciclo del IV Comandamento 2005/2025- vent’anni anni in cui prima le necessità di mia madre poi le sue hanno determinato la quotidianità domestica.
Ho avuto bisogno di aiuto l’ho cercato e trovato.

È stato anche difficile anche spassoso. Dolcezze strazianti, piacevolezze abitudinarie, sostenibili pesantezze, serpeggiar di ottuse rabbie che basta il decoro a contenere, in scansione stagionale. La vita per quello che è, un giorno dopo l’altro.
E ancora, fin che ce n’è.

Adesso sono solo, nessun impegno nessun dovere, dispongo del mio tempo a mio piacimento come in gioventù, a Fellegara. Al momento ho anche una band strepitosa! Che cazzo te ne fai Ferretti? Boh! Vivo, per quel che mi è stato dato, per quanto mi è concesso, per quel che posso. Ringrazio.