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Quel santo romano che tutti conoscono eppure non esiste

La signolare storia del fantomatico "San Cosimato", dal complesso dei Benedettini alla piazza di oggi
di Sergio De Benedetti martedì 24 febbraio 2026
 Quel santo romano che tutti conoscono eppure non esiste

2' di lettura

A Roma nel Rione XIII, Trastevere, esistono una piazza ed una via dedicate a San Cosimato, un santo inesistente che deve questo nome ad una tradizione antica generata nei secoli e riferita ai Santi Cosma e Damiano, due fratelli nati nel corso del III secolo in Arabia che grazie alla madre Teodora intrapresero gli studi di medicina riuscendo in breve ad ottenere benemerenze e capacità non comuni, tanto che i loro insegnanti decisero di non separarli poiché, incredibilmente, le modalità dell’uno non potevano prescindere da quelle dell’altro e la soluzione diventava paritetica con i pazienti riconoscenti e, soprattutto, guariti.

Cosma e Damiano, seguaci di Gesù e consci delle sue indicazioni, non accettavano denaro nell’esercitare la loro professione e quando uno dei due prese alcune uova per non dispiacere una povera donna che voleva a tutti i costi sdebitarsi con quel poco che aveva, l’altro minacciò di dividersi da lui. Ci volle tutta la capacità di Teodora per dirimere questa situazione.

Ma torniamo al fantomatico San Cosimato. Un complesso monastico dei Benedettini a lui intestato, nel 1234 passò alle suore Francescane che lo trasformarono in un ospizio per anziani e disagiati senza peraltro verificarne l’origine. Tutto intorno poi, non esisteva alcun riferimento ad altre costruzioni poiché si era sviluppato un bosco denominato “dei Cesari”, forse in ricordo dei nipoti dell’imperatore Augusto, ed esistevano campi abbandonati che avevano ospitato dodici secoli prima le antiche Naumachie, prima di Giulio Cesare e poi di Cesare Augusto per divertire gli imperatori e gli ospiti con spettacoli di battaglie navali. Si può dunque spiegare come la lontananza dai luoghi di centro città, tutti oltre il fiume Tevere ad eccezione del Vaticano ubicato però più a nord, abbiano potuto fortificare la leggenda di San Cosimato che, di fatto, costituiva l’unica costruzione in loco fino al punto che tutto quanto descritto venne denominato “Prati di San Cosimato”.

Dunque, quando il Papato iniziò a far breccia anche nelle decisioni della vita di tutti i giorni, la figura del santo era già radicata nell’immaginario collettivo e questa caratteristica, come si sa da sempre, è molto difficile da rimuovere. Pian piano comunque, il territorio prese consistenza ed una parte del Rione Trastevere si distaccò per diventare il XIV, Borgo, inclusivo della Città del Vaticano e fino a creare il XXII, Prati di Castello, dopo l’Unità d’Italia. San Cosimato nessuno lo conosce ma guai a dire che non sia mai esistito.