Viviamo in un’epoca che incoraggia continuamente a “credere in sé stessi”, a “mettersi al centro”, a “volersi bene”. Di per sé non c’è nulla di sbagliato in questo. Un sano equilibrio interiore è necessario: esiste un amore naturale verso sé stessi che permette di prendersi cura della propria vita, della propria dignità e del proprio equilibrio emotivo. Il problema nasce quando questo amore perde misura e si deforma. Ed è a questo punto che compare l’egolatria. Il termine deriva da due parole: ego, “io”, e latria, “adorazione”.
Letteralmente significa “adorazione di sé”. Non si tratta quindi di una normale autostima, ma di una forma distorta di amore personale nella quale l’io occupa tutto lo spazio disponibile. L’egolatra non si considera semplicemente importante: considera sé stesso il centro attorno a cui dovrebbero ruotare gli altri. Da questa visione nascono egoismo ed egocentrismo.
Chi ama eccessivamente sé stesso finisce spesso per convincersi di meritare attenzioni particolari, privilegi e continui riconoscimenti. E quando tutto questo non arriva, emergono facilmente risentimento, vittimismo e frustrazione. L’egocentrico pensa a sé molto più di quanto sia necessario. I suoi bisogni e le sue emozioni diventano il criterio con cui misura ogni cosa. Gli altri vengono ascoltati poco e compresi ancora meno.
Spesso queste persone appaiono sicure di sé. In realtà, dietro questa sicurezza si nasconde non di rado una profonda fragilità. Per questo diventano suscettibili, permalose, incapaci di accettare critiche o responsabilità e quando qualcosa va storto, raramente fanno autocritica. Più facilmente attribuiscono la colpa agli altri: agli amici, alla famiglia, all’ambiente, alle circostanze. È un meccanismo che protegge il proprio ego, ma impoverisce lentamente l’interiorità. Chi non riconosce mai i propri errori difficilmente cresce davvero. L’egocentrismo, inoltre, rende meschini e presuntuosi. La persona concentrata quasi esclusivamente su sé stessa perde gradualmente la capacità di interessarsi sinceramente del prossimo. Le relazioni diventano allora utilitaristiche: gli altri vengono apprezzati finché confermano, sostengono o alimentano “l’adorazione” della propria immagine.
Per certi aspetti, le persone egocentriche ricordano i porcospini. Quando si appallottolano tengono per sé la parte morbida e calda del corpo, mentre verso l’esterno mostrano solo gli aculei. Così fanno molti esseri umani: custodiscono gelosamente comprensione, sensibilità e indulgenza per sé stessi, ma offrono agli altri rigidità, freddezza e punte che feriscono. Paradossalmente, però, chi vive adorando sé stesso non è veramente felice. L’egolatria crea isolamento. Chi mette sempre il proprio io al centro di tutto finisce per non riuscire più a costruire relazioni profonde, perché l’amore autentico richiede ascolto, empatia, interesse sincero e anche capacità di sacrificio.
Una persona equilibrata non si disprezza, ma nemmeno si idolatra. Conosce i propri limiti, accetta le responsabilità, riconosce il valore degli altri, comprende che la vita non ruota attorno al proprio io. Forse è proprio questa una delle più grandi forme di maturità: smettere di adorare sé stessi per imparare ad amare davvero.




