Etta James nacque a Los Angeles il 25 gennaio 1938 da Julie Hawkins, afro-americana, e Rudolf Walter Wanderon, bianco e più noto come “Minnesota Fats”, giocatore di biliardo professionista che pur non avendo vinto alcun torneo in tutta la sua vita, rimase nella mente del pubblico come intrattenitore irresistibile. Bambina prodigio, a cinque anni cantava brani gospel nel coro della chiesa da far venire i brividi: nel 1944 il Governatore dello Stato, Earl Warren, futuro Presidente della Corte Suprema, si congratulò personalmente con lei dopo un concerto strepitoso nella parrocchia del suo quartiere, situazione che venne ripetuta con non meno successo a Washington nel 1946 alla presenza del Presidente Harry S. Truman.
Con il tempo, il suo genere di canto spaziava tra il blues, il soul, il jazz, il rhythm and blues e il gospel: Nat “King” Cole diceva di lei che poteva cantare tutto, partendo dalle ballate di Billie Holiday per arrivare al rock sfrenato di Little Richard. Vinse 5 Grammy Awards e 17 Blues Music Awards e venne inserita nella Rock and Roll of Fame dal 1993 e nella Blues Hall of Fame dal 2001. Tutti i brani erano prevalentemente suoi sia nella musica che nelle parole. Nel 2003 ebbe il Grammy Award alla carriera.
Trasferitasi con la madre a San Francisco, nel 1952 conobbe Johnny Otis che l’accompagnò nella carriera cambiandole anche il nome da “Jamesetta Hawkins” al più facile ed orecchiabile “Etta James”. Grazie ad Otis inoltre, iniziò a farsi conoscere nel mondo musicale quale voce solista di un trio chiamato “Le Creolettes”. Nel 1969 si sposò con il produttore Artis Mills ed ebbe due figli. Innumerevoli le musiche da film utilizzate, i singoli dischi ed i long playing pubblicati che riscossero grande successo e che la portarono per molti anni in vetta alle classifiche dell’epoca, sempre con la Chess Records di Chicago.
Ma come succede spesso nella musica anche ai grandi artisti, Etta è ricordata soprattutto per una ballata romantica connotata da blues e soul pubblicata nel novembre 1961: “At Last”, autentico trionfo internazionale, ripreso in seguito da Barbra Streisand, Célin Dion, Christina Aguilera e Beyoncé che la propose nel film “Cadillac Records”, solo per citarne alcune. Ma non vanno dimenticate canzoni quali “The Wallflower”, più nota come “Dance with Me, Henry” e “All I Could Do Was Cry”, anche in questo caso a dimostrazione della sua duttilità. Morì il 20 gennaio 2012 nel Community Hospital di Riverside, California, dopo un lungo conflitto contro il diabete e la leucemia.




