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Vent’anni dopo, il tempo dà nuova attualità a Fallaci e Allam 

di Andrea Pasini domenica 14 giugno 2026
Vent’anni dopo, il tempo dà nuova attualità a Fallaci e Allam 

6' di lettura

Tra terrorismo, radicalizzazione e libertà: questo è un dibattito che l’Europa non può più permettersi di ignorare. E va affrontato con lucidità e coraggio.  A oltre vent’anni dagli attentati dell’11 settembre 2001, il tema dell’islamismo radicale continua a rappresentare una delle questioni più delicate e controverse del nostro tempo. Le guerre in Medio Oriente, gli attentati terroristici che hanno colpito negli anni città europee come Madrid, Londra, Parigi, Bruxelles, Berlino e Vienna, i processi di radicalizzazione online e le attività di propaganda jihadista dimostrano come il fenomeno non appartenga al passato, ma che oggi più che mai sia di profonda attualità. È in questo contesto che tornano inevitabilmente alla mente le parole di Oriana Fallaci e di Magdi Cristiano Allam, due figure profondamente diverse per storia personale e percorso culturale, ma accomunate dall’aver denunciato con largo anticipo i rischi rappresentati dall’islamismo radicale. Quando Oriana Fallaci pubblicò La rabbia e l’orgoglio all’indomani degli attentati alle Torri Gemelle, il dibattito italiano si divise profondamente.

Per alcuni la giornalista fiorentina rappresentava una voce coraggiosa che denunciava una minaccia che molti preferivano ignorare. Per altri le sue analisi apparivano eccessive e diciamo così: troppo severe. A distanza di oltre vent’anni, il giudizio sulle sue opere continua a dividere. Tuttavia una delle domande poste da Fallaci resta ancora oggi di stretta attualità: come può una società democratica difendere i propri valori quando si trova di fronte a ideologie che rifiutano la libertà individuale, la laicità dello Stato, il pluralismo e la pari dignità tra uomo e donna? È una riflessione che continua a interrogare l’Europa e che va ben oltre le polemiche che accompagnarono la pubblicazione dei suoi libri.

Accanto alla figura di Oriana Fallaci emerge quella di Magdi Cristiano Allam, giornalista, scrittore e profondo conoscitore del mondo arabo e islamico. Da oltre vent’anni ho avuto il privilegio di conoscere e frequentare personalmente Magdi Cristiano Allam. Un’amicizia della quale vado sinceramente orgoglioso e che mi ha consentito di confrontarmi direttamente con il suo pensiero, con la sua esperienza umana e con le sue riflessioni su temi che oggi sono tornati di strettissima attualità. Ho sempre conosciuto in lui una persona perbene, umile, disponibile al dialogo e dotata di una profonda conoscenza del mondo arabo e dell’Islam, realtà che conosce dall’interno per storia personale, cultura ed esperienza diretta.

Nato al Cairo da una famiglia musulmana, Magdi Cristiano Allam compì nel 2008 una scelta destinata a segnare profondamente la sua vita. Durante la Veglia Pasquale celebrata nella Basilica di San Pietro fu battezzato da Papa Benedetto XVI, scegliendo pubblicamente di abbracciare la fede cristiana. Fu una decisione che ebbe enorme risonanza internazionale e che lo espose a minacce e intimidazioni provenienti da ambienti dell’islamismo radicale. Nonostante ciò, non ha mai rinunciato a difendere il principio della libertà di coscienza, della libertà religiosa e del diritto di ogni persona a scegliere liberamente il proprio percorso spirituale.

Quando oggi si parla di radicalizzazione, terrorismo jihadista, sicurezza e integrazione, non posso fare a meno di ricordare molte conversazioni avute con Magdi molti anni fa.  Temi che allora apparivano lontani e che spesso venivano considerati marginali o addirittura esagerati. Eppure, osservando quanto accaduto negli anni successivi, è difficile non riconoscere che molte delle questioni da lui sollevate siano tornate con forza al centro del dibattito pubblico. Non significa sostenere che avesse ragione su tutto. Non significa considerare infallibile ogni sua analisi. Significa però riconoscere che molte delle sue riflessioni sull’estremismo religioso, sulla radicalizzazione e sulla necessità di distinguere tra fede religiosa e ideologia politica continuano a essere discusse nelle istituzioni, nei centri di ricerca e negli organismi di sicurezza occidentali.

Uno degli aspetti sui quali Magdi Cristiano Allam ha insistito maggiormente riguarda la distinzione tra Islam e islamismo radicale.
Secondo la sua analisi, il vero problema non risiede nella fede religiosa in quanto tale, ma nelle correnti fondamentaliste che trasformano la religione in uno strumento politico e ideologico. È su questo terreno che si sviluppa la preoccupazione di molti osservatori occidentali e di moltissimi cittadini. Le forme più radicali dell’islamismo politico si pongono infatti in contrasto con principi che costituiscono il fondamento delle democrazie europee: la libertà religiosa, il diritto di cambiare fede, la separazione tra autorità religiosa e potere civile, la libertà di espressione, la tutela delle minoranze e la piena uguaglianza tra uomo e donna.
Sono questi parte gli aspetti che Fallaci e Allam hanno denunciato per anni e che continuano a rappresentare una delle principali sfide culturali e politiche dell’Occidente.

Proprio nelle ultime settimane, la cronaca italiana ha ricordato quanto il tema della radicalizzazione islamista non appartenga soltanto al passato. A Reggio Emilia, la Polizia di Stato, attraverso lo straordinario  lavoro della Digos e dell’antiterrorismo, coordinata dalla Procura della Repubblica e dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Bologna, ha fermato un giovane di 22 anni, cittadino italiano di origine marocchina, gravemente indiziato del reato di arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale.

Secondo quanto reso noto dagli investigatori, il giovane avrebbe manifestato l’intenzione di compiere un attacco armato nel centro cittadino e avrebbe avuto contatti con soggetti riconducibili all’area dello Stato Islamico. Il fermo è stato successivamente convalidato dall’autorità giudiziaria. Si tratta di una vicenda che merita una riflessione, ma anche un sincero plauso alle forze dell’ordine, agli investigatori e alla magistratura che operano quotidianamente per prevenire possibili minacce prima che possano trasformarsi in tragedie. Il contrasto al terrorismo non si misura soltanto dopo un attentato. Si misura soprattutto nella capacità di prevenirlo. Ed è proprio grazie al lavoro spesso silenzioso di donne e uomini dello Stato che molte situazioni di potenziale pericolo vengono intercettate e neutralizzate prima che possano causare vittime innocenti.

Questa vicenda conferma che il fenomeno della radicalizzazione islamista non può essere considerato estraneo al nostro Paese. L’Italia, grazie al lavoro delle istituzioni, delle forze dell’ordine e degli apparati di intelligence, ha finora dimostrato una notevole capacità di prevenzione e di contrasto. Proprio per questo non bisogna cedere all’allarmismo, ma sarebbe altrettanto sbagliato sottovalutare il problema. La radicalizzazione islamista rappresenta una sfida concreta per tutte le democrazie occidentali e richiede attenzione, monitoraggio e prevenzione costanti. Riconoscere l’esistenza del fenomeno non significa alimentare paure o diffidenze verso intere comunità religiose, ma prendere atto che esistono gruppi e individui che tentano di utilizzare la religione come strumento di estremismo e violenza.

La vigilanza, l’informazione e la capacità di individuare tempestivamente i segnali di radicalizzazione restano quindi elementi fondamentali per la tutela della sicurezza pubblica e dei valori democratici sui quali si fonda la nostra società e la nostra democrazia.  I rapporti delle principali agenzie europee per la sicurezza continuano a considerare il terrorismo jihadista una delle minacce più rilevanti per il continente. La natura del fenomeno è cambiata rispetto agli anni di Al Qaeda e dello Stato Islamico, ma il problema non è scomparso. Oggi la radicalizzazione avviene spesso attraverso internet, i social network e le piattaforme digitali, rendendo più complessa l’attività di prevenzione e contrasto. La sfida riguarda non soltanto le forze dell’ordine e i servizi di intelligence, ma anche il sistema educativo, le istituzioni e la capacità delle società europee di difendere i propri valori senza rinunciare ai principi democratici che le caratterizzano.

Le figure di Oriana Fallaci e Magdi Cristiano Allam continueranno probabilmente a suscitare opinioni differenti. Tuttavia, a distanza di oltre vent’anni, il fenomeno dell’islamismo radicale continua a rappresentare una questione concreta per le democrazie occidentali. Le riflessioni di Fallaci e le analisi di Magdi Cristiano Allam non devono essere lette come strumenti di contrapposizione religiosa, ma come un invito a riflettere sui rischi che derivano da ogni forma di fanatismo ideologico e religioso.
Per chi ha avuto il privilegio di conoscere e frequentare Magdi Cristiano Allam nel corso degli anni, colpisce soprattutto un aspetto: molte delle preoccupazioni che esprimeva quando pochi volevano ascoltarle sono oggi entrate stabilmente nel dibattito pubblico europeo. Ed è forse per questo che le sue parole, così come quelle di Oriana Fallaci, continuano ancora oggi a risuonare con una forza che il tempo non è riuscito a cancellare.