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Quei silenzi sul fascismo nel mistero De Mauro

Pochi casi hanno segnato la storia della Repubblica quanto quello di Mauro De Mauro
di Marino Paganomercoledì 8 luglio 2026
Quei silenzi sul fascismo nel mistero De Mauro

3' di lettura

Pochi casi hanno segnato la storia della Repubblica quanto quello di Mauro De Mauro. Il giornalista de L’Ora, scomparso nel nulla a Palermo il 16 settembre 1970, è diventato il simbolo di uno dei misteri più intricati d'Italia, tra piste mafiose, servizi segreti, il caso Mattei e verità mai del tutto chiarite. Mauro Canali, storico contemporaneista, ex docente di Storia Contemporanea all’università di Camerino, però, sceglie una strada diversa. Nel suo Ritratto di giovane fascista (Donzelli 2026, 224; 17 euro) non parte dalla sparizione, ma dalla vita che la precede. Riporta l’attenzione sugli anni della formazione politica e umana di De Mauro, quando il futuro cronista era ancora legato alla Repubblica Sociale Italiana. È una prospettiva che sorprende e rende il libro uno dei contributi più interessanti dedicati a questa vicenda. Canali, tra i maggiori studiosi del fascismo e delle sue eredità nel dopoguerra, ricostruisce con rigore una fase della vita di De Mauro spesso relegata a nota biografica. Qui, invece, diventa la chiave di lettura dell’intero percorso.

UN ALTRO PUNTO DI VISTA
Il merito del volume è proprio questo: restituire complessità a una figura troppo spesso ridotta a simbolo. Il De Mauro che emerge da queste pagine non è un eroe né un personaggio da noir, ma un uomo immerso nelle contraddizioni del Novecento italiano. Più che una biografia, il libro diventa uno spaccato anche dell’Italia del Dopoguerra. Canali mostra come molte reti nate durante il fascismo non si dissolvano certo nel 1945, ma sopravvivano sotto altre forme. Il mistero della scomparsa resta sullo sfondo, ma senza forzature. Nessuna rivelazione sensazionale, nessuna soluzione miracolosa. L’autore preferisce ampliare il campo e suggerire che, per capire davvero il “caso De Mauro”, bisogna prima comprendere la sua intera parabola umana. In questo sta il valore più autentico del libro. Ritratto di giovane fascista non aggiunge un’altra teoria a un caso già saturo di ipotesi, semplicemente cambia il punto di osservazione. Per lungo tempo l’indagine sulla scomparsa di Mauro De Mauro è stata condizionata da ricostruzioni parziali, testimonianze trascurate e filoni investigativi che hanno privilegiato un’unica interpretazione dei fatti. L’attenzione degli inquirenti si è infatti concentrata quasi esclusivamente su due possibili moventi: il coinvolgimento della mafia e le ricerche giornalistiche condotte da De Mauro sul caso della morte di Enrico Mattei, presidente dell’Eni. Questo approccio ha finito per relegare in secondo piano un elemento fondamentale per comprendere la vicenda: il percorso biografico e politico del giornalista, maturato ben prima del 1970. Per comprendere la figura di De Mauro è necessario ripercorrerne l’intera esperienza personale. Durante gli anni della Seconda guerra mondiale aderì convintamente al fascismo e, dopo l’8 settembre 1943, militò nella Repubblica Sociale Italiana. La caduta del regime non comportò una netta cesura con quel passato: negli anni successivi mantenne infatti rapporti con ambienti della destra radicale e con esponenti del neofascismo, tra cui Junio Valerio Borghese, figura centrale dell’eversione nera nel secondo dopoguerra. Questi legami, pur intrecciandosi con la successiva attività giornalistica, costituiscono un aspetto spesso sottovalutato nelle ricostruzioni della sua scomparsa.

NON SOLO GLI ULTIMI MESI
In questo scenario il giornalista stava conducendo inchieste particolarmente delicate, convinto di essere vicino a una verità che, secondo una sua celebre affermazione, avrebbe potuto «far saltare in aria mezza Italia». L’interpretazione proposta da Canali invita quindi a superare una lettura limitata ai soli ultimi mesi di vita del giornalista. Attraverso un’approfondita analisi di fonti archivistiche, documenti giudiziari e testimonianze, Canali ricostruisce la cosiddetta “prima vita” di De Mauro, evidenziando come il suo passato politico rappresenti forse una chiave essenziale per comprendere gli eventi che precedettero la scomparsa. Emergono così connessioni tra il fascismo repubblicano, i movimenti neofascisti, interessi internazionali, apparati istituzionali e criminalità organizzata, delineando un quadro molto articolato. Focale davvero, tra gli altri, il nesso con Junio Valerio Borghese, molto indagato nel volume. Quella del libro di Canali è una lettura che parla agli studiosi, ma anche a chiunque voglia capire qualcosa di più dell’Italia del Novecento. Canali dimostra che il lavoro dello storico non consiste nell’alimentare i misteri, bensì nel restituire contesto, profondità e complessità. Non è poco. Anzi, in tempi di ricostruzioni facili, è forse il contributo più prezioso che un libro possa offrire. E quando si arriva all’ultima pagina, resta la sensazione di aver conosciuto non solo meglio Mauro De Mauro, ma anche pezzi importanti della nostra storia. Il fascismo è in questa storia. E così il rapporto tra De Mauro ed il (neo)fascismo stesso.