Roma, 22 mag. - (Adnkronos) - Oltre il 30% della produzione totale di cibo destinata al consumo umano viene sprecata, tra perdite alimentari lungo la filiera, scarti di produzione e spreco domestico. Nei Paesi industrializzati vengono gettate 222 milioni di tonnellate di cibo ogni anno, una quantita' sufficiente a sfamare l'intera popolazione dell'Africa Sub Sahariana. Solo in Europa, la quantita' ammonta a 89 milioni di tonnellate, ovvero a 180 kg pro capite, e l'Italia rappresenta circa il 10% con 8,8 milioni di tonnellate: 27 Kg pro capite che si traducono in un costo di 454 euro all'anno per famiglia. E a fronte degli 1,3 miliardi di tonnellate di cibo gettato nella spazzatura, c'e' in miliardo di persone che non ha accesso a sufficienti risorse alimentari. Il maggiore spreco domestico pro capite si registra in Inghilterra, con 110 kg a testa, seguono Stati Uniti (109 kg) e Italia (108 kg), Francia (99 kg), Germania (82 kg), Svezia (72 kg). In termini economici, lo spreco medio giornaliero di una famiglia Usa di quattro persone e' di 4,4 dollari, sufficienti a sfamare un'intera famiglia in un Paese in via di sviluppo. Le perdite sono molto piu' consistenti nei Paesi in via di sviluppo, in particolare in fase di raccolta e nel processo di trattamento, spesso come risultato di competenze tecniche limitate, raccolto prematuro o fatto con pratiche inefficienti e arretrate, inadeguate dotazioni infrastrutturali, stoccaggio in ambienti infestati da insetti e microorganismi e assenza di una logistica capace di garantire la "catena del freddo". Gli sprechi alimentari avvengono invece durante la trasformazione industriale, distribuzione e consumo finale e sono maggiori nei paesi industrializzati, per ragioni di ordine economico dettate da standard estetici e qualitativi, regolamentazioni in materia alimentare, convenienza delle operazioni di raccolta, mancanza di conoscenza a livello dei consumatori finali, che spesso non hanno informazioni adeguate per la lettura corretta delle etichette o per la conservazione e il riutilizzo dei cibi. A differenza delle perdite, lo spreco si concentra nelle fasi a valle della filiera, quindi nell'industria alimentare (il 39% dello spreco totale in Europa), nella distribuzione (il 5% dello spreco totale in Europa), nella vendita e nel consumo domestico (il 42% dello spreco totale in Europa).(segue)




