(Adnkronos) - "Ad un costo insignificante - prosegue il primario - si potrebbe allora prevedere, attraverso la collaborazione dei medici di famiglia, la restituzione dei farmaci non utilizzati dai pazienti e la loro custodia in contenitori a norma. I farmaci raccolti potrebbero poi essere ritirati periodicamente da un fattorino della Asl che li metterebbe nei depositi farmaceutici ospedalieri per consentirne la successiva reimmissione in uso nel circuito delle unita' operative ospedaliere e territoriali". "Quindi, da un risparmio della medicina territoriale di base, si avrebbe una riduzione della spesa farmaceutica nel sistema ospedaliero che in Sardegna, da quanto si evince, presenta grosse criticita"', dice Locci. Sarebbe dunque "un provvedimento a costo quasi zero che porterebbe ad un risparmio notevole, educando i pazienti all'uso della sola dose terapeutica dei farmaci con la restituzione delle eccedenze. Cio' - spiega Locci - a mio parere, e' perfettamente legittimo in quanto e' stato gia' applicato in un altro ambito dall'articolo 2 comma 350 della finanziaria del 2008 del governo Prodi. Comma - afferma il cardiologo - che prevede che le confezioni di medicinali integre e correttamente conservate in possesso di ospiti delle Rsa (Residenze sanitarie assistite) o di Famiglie (Casa famiglia) che hanno ricevuto assistenza domiciliare per un loro congiunto possono essere riutilizzate nell'ambito della stessa Rsa o della stessa Asl". Insomma, una politica "del buon padre di famiglia", che consentirebbe, conclude il consigliere Pdl, di risparmiare oltre il 25% sul costo della spesa farmaceutica.




