Roma, 26 mag. (Adnkronos) - Le banche possono fare di più per aiutare le imprese. Sì, ma anche il governo deve fare di più. L'appello è del ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, e la replica, immediata, è del presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari. Il botta e risposta a distanza va in scena a pochi giorni dal varo dei decreti per sbloccare i debiti della Pa e dall'accordo proprio fra banche e imprese per farli funzionare. Da una parte c'è un ex banchiere diventato ministro, dall'altra un ex banchiere in attesa di conferma a Palazzo Altieri. Chi invece è da poco tornato a fare il banchiere, il neo presidente di Mps Alessandro Profumo, invita a non demonizzare né i banchieri, perché "cacciarli tutti non risolverebbe nulla", né le imprese che "non sono luoghi del male". Intanto è proprio una banca, la spagnola Bankia che ha chiesto un aiuto record da 19 mld, a riportare in primo piano il rischio fallimento per le banche europee, alle prese con una crisi senza precedenti. "Le banche in un paese come l'Italia sono molto collegate all'economia reale e se oggi soffrono è anche per questa ragione, ma devono fare e devono fare di più", dice Passera, che il ruolo degli istituti di credito nel territorio lo conosce bene per la sua esperienza alla guida di Intesa SanPaolo. Le banche, secondo il ministro, devono soprattutto "essere vicine alle aziende, soprattutto alle nuove potenziali aziende". Si tratta, prosegue, di "un mestiere difficile perché la rischiosità è molto più elevata, ma è una sfida da dare al sistema bancario". Per favorire la nascita di nuove imprese, ricorda Passera, "abbiamo individuato già parecchie cose di tipo amministrativo, fiscale, operativo, giuslavoristico, che vanno incontro proprio alle esigenze dei quasi imprenditori, i quali, per diventare imprenditori, hanno bisogno di un po' di più di supporto". E, promette, "entro l'estate ne faremo un provvedimento". Proprio ai compiti del governo fa riferimento il presidente dell'Abi. "L'esortazione del ministro Passera alle banche affinché facciano di più per le imprese in genere e per le start-up in particolare è corretta. Lo stesso governo, però, deve fare di più", rilancia Mussari. In Italia ed in Europa, spiega il titolare di Palazzo Altieri, "c'è poca dimestichezza con forme di sostegno alle start-up, come invece avviene negli Stati Uniti". Per poi tornare a rispondere direttamente a Passera. "Se il ministro ha un piano che va in questa direzione, le banche italiane sono pronte a fare la loro parte". Ma il contributo del governo non può ovviamente fermarsi alle start-up. Da sostenere ci sono anche, se non soprattutto, le imprese che già ci sono e che rischiano di chiudere. Mussari, in questo senso, torna a parlare dei crediti verso la Pa. "Non basta che lo Stato e le pubbliche amministrazioni saldino i loro debiti verso le imprese e i fornitori. Occorrono misure strutturali che evitino, nel futuro, che il debito si formi di nuovo. Il pozzo va prosciugato e non deve essere più alimentato", evidenzia. Un invito ad evitare una contrapposizione fra banche e imprese arriva invece dal presidente di Mps, Alessandro Profumo. "Possiamo cacciare tutti i banchieri perché sono brutti e cattivi ma temo che non serva a risolvere i problemi, la crisi è più complessa e ha elementi più profondi", afferma, riconoscendo che "la finanza ha fatto errori" ma anche sostenendo che "non può essere il capro espiatorio". Le imprese, insiste il banchiere, "non sono luoghi del male". O, meglio, "a volte lo sono, forse, ma in quel caso non sono sostenibili e non sopravvivono". Profumo, quindi, chiede "attenzione comunque a non creare una cultura negativa verso le imprese che sono le sole a poter garantire a un paese di 59 milioni come il nostro il lavoro e il benessere". Anche se di certo "la competitività non si fa abbassando solo il costo del lavoro come in Cina". Intanto, in primo piano c'è la crisi della quarta banca spagnola, Bankia, che ieri ha chiesto aiuti di Stato per 19 mld. E che oggi ha annunciato che potrebbe anche cedere sul mercato in futuro quote di compagnie spagnole. Mentre la Commissione europea è in costante contatto con le autorità spagnole per seguire l'evoluzione del caso. E, nel caso si decida per il finanziamento, attende la notifica per gli aiuti di Stato. Un'ipotesi di cui il presidente di Bankia, Jose Ignacio Goirigolzarri, si è detto "sicuro", richiamando "l'impegno" messo a punto grazie a una "collaborazione forte con la Banca di Spagna e il ministero dell'Economia". Di Bankia, o meglio del rischio che un caso del genere possa verificarsi anche nel nostro Paese, parla anche Profumo. In Italia "non c'è una bolla immobiliare di tipo speculativo come quella che si è verificata in Spagna", premette il presidente di Mps, per poi osservare che il patrimonio immobiliare italiano è composto "principalmente da prime case di proprietà delle famiglie" e che questo deve essere considerato "un fattore di solidità".




