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I redditi dopo dieci anni di euro:salgono soltanto del 6,2 per cento

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La relazione di Bankitalia sul potere d'acquisto delle categorie: operai meno 3,2%, autonomi più 15%

Andrea Tempestini
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In dieci anni di euro, dal 2000 al 2010, il reddito reale delle famiglie italiane è salito del 6,19%, passando da 18.358 euro a 19.495. La fotografia è stata scattata da Bankitalia nella sua relazione annuale. Si nota però che il reddito di operai, apprendisti e commessi è sceso del 3,3%, passando da 13.691 a 13.249 euro nel medesimo decennio, mentre quello con capofamiglia lavoratore autonomo sono aumentate del 15,7 per cento. Tra le due categorie vi è dunque una differenza del 20% che porta la media nei due lustri ad una crescita dei redditi pari solo al 6,2 per cento.  La stretta della crisi - Il quadro peggiora se si osserva il periodo della crisi, dal 2007 ad oggi: il calo è significativo non solo per il reddito reale disponibile delle famiglie di operai - passato da 14.485 euro del 2006 ai 13.249 del 2010, in calo dell'8,5% -, ma anche per quello delle famiglie dei dirigenti, passato dai 35.229 euro del 2000, ai 43.825 del 2006 ai 38.065 euro del 2010, con un calo negli ultimi quattro anni pari al 13,1 per cento. Tengono gli impiegati - Poi i lavoratori autonomi, commercianti, artigiani e liberi professionisti, che sono passati da 28.721 euro del 2006 ai 16.136 euro del 2010, con un riduzione pari a 9 punti percentuali. Hanno tenuto, invece, i redditi delle famiglie di impiegati, quadri e insegnanti - da 21.344 a 21.311 euro -, mentre hanno segnato un lieve avanzamento i redditi dei nuclei con un capofamiglia pensionato, passati da 18.579 a 19.194 euro, in crescita del 3,3 per cento. Camusso: "C'è disuguaglianza" - "I dati di Bankitalia ci dicono che c'è un impoverimento del Paese e, soprattutto, di progressiva diseguaglianza dei redditi degli italiani", ha commentato la leader della Cgil, Susanna Camusso. La sindacalista si è detta convinta che "il rigore non ci permetterà di uscire dalla crisi e che bisogna sostituire le politiche di rigore con politiche di investimento e di ridistribuzione del reddito, tassando di più i grandi patrimoni e alleggerendo il peso fiscale sui lavoratori dipendenti e sui pensionati".

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