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Fisco, il piano B anti evasione: obbligare tutti ai pagamenti elettronici

Progetto segreto per abbandonare le banconote: sconti Irpef e acquisti deducibili per i cittadini, credito d'imposta e dichiarazione precompilata per i commercianti

Giulio Bucchi
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  di Francesco De Dominicis Prima la «pesca a strascico» tra tutti i contribuenti,  poi le «verifiche  a tappeto» sui dati in arrivo dalle banche. Può essere riassunto così, con due sole mosse, il funzionamento del redditometro  varato dal fisco e in pista a gennaio. Operazione sulla quale, però, non mancano i dubbi, in particolare sulla correttezza degli estratti conto bancari. Non a caso i tecnici delle Entrate stanno già studiando il piano «B» per aumentare il gettito dello Stato: tutti i pagamenti elettronici e tracciati, addio scontrini, spese deducibili per le famiglie e  sconti fiscali ai commercianti col credito d'imposta. Nel mirino gli acquisti fatti in contante:  montagna da  330 miliardi di euro l'anno sotto la quale si nasconde senza dubbio una fetta enorme di evasione, tra i 25 e i 30 miliardi secondo conteggi riservati.  A svelare l'effettivo meccanismo dei nuovi controlli antievasione e i progetti top secret del fisco è stato un funzionario delle Entrate, a colloquio nei giorni scorsi con i rappresentanti di  varie associazioni di categoria.  I parametri Istat su consumi e  automobili (si utilizzerà lo storico mensile «Quattroruote»), dice, serviranno  per la  scansione di massa. Una sorta di «pesca a strascico»  che porterà a galla una valanga di presunti furbetti delle tasse. Si tireranno fuori solo  i «pesci grossi», quelli con scostamenti «superiori al 25%» tra reddito dichiarato e reddito calcolato dalle Entrate: sarà  questa,  in prima battuta, la soglia utilizzata dagli agenti del fisco,  più alta rispetto al 20% previsto dalle norme che regolano l'accertamento sintetico. Scelta in linea con la prudenza invocata dallo stesso direttore delle Entrate, Attilio Befera, per evitare di andare a pescare  tra i cittadini onesti che magari non sono «coerenti» con i parametri perché - specie  per la crisi  - ricevono aiuti finanziari da familiari o amici. In ogni caso, i valori molto bassi verrano «automaticamente scartati» dall'applicativo informatico delle Entrate.  Grande fratello decisivo. La «retata dei furbetti», spiegano gli 007 del fisco, entrerà nel vivo solo quando da aprile (salvo ulteriori rinvii) saranno a disposizione tutte le informazioni sui conti correnti bancari e le carte di credito. Oltre  i numeri degli altri intermediari finanziari (assicurazioni, fiduciarie, sgr). Insomma, il redditometro senza Grande fratello bancario non gira. Per far saltare fuori gli evasori, dunque,  Befera scommette sulla possibilità di spiare a fondo gli estratti conto delle famiglie. Del resto, il sistema   in prima battuta fa suonare solo un campanello d'allarme. Ma senza «una pezza d'appoggio non si va lontano» con la procedura d'accertamento che poi porta all'auspicato recupero di somme nascoste all'Erario. Tuttavia, non mancano timori sull'utilizzabilità dei numeri in arrivo dagli istituti di crediti: «Speriamo non ci siano troppi errori» dice il nostro uomo delle Entrate. Il rischio è  doverli cestinare, almeno in parte, perché il sistema di trasmissione non è  rodato. Il cervellone coi dati bancari gioca  quindi un ruolo chiave,  più rilevante rispetto all'analisi puntuale delle fonti d'informazione sul tenore di vita utilizzate per la prima fase di monitoraggio ad ampio spettro sui contribuenti.   Redditest farsa. In questo quadro non è chiaro a cosa serva il  redditest. Lo stesso dirigente dell'amministrazione finanziaria non ci gira intorno: è «una farsa». Il sito  internet  da 10 giorni consente l'autosimulazione sulla «congruità» tra tenore di vita e reddito dichiarato, ma non avrebbe nulla a che vedere con l'accertamento sintetico attivo fra 30 giorni. Il redditest è un software realizzato dalla Sose (società degli studi di settore che fa capo alle Entrate) e progettato per diventare il redditometro: ma in due anni di lavoro e sperimentazioni è stato  verificato che l'applicazione fa acqua da tutte le parti. Di qui l'idea di offrirla ai contribuenti sul web con l'obiettivo non dichiarato, rivela sottovoce il funzionario delle Entrate, di «mettere un po' di paura»: il solito fisco a cerca di visibilità sui media. E poi anche per non buttare a mare anni di lavoro e quattrini.  Piano «B»: tutti i pagamenti elettronici e tracciati. Alle Entrate, come accennato, le perplessità sull'operazione redditometro non mancano. Tant'è che già si studia il piano «B». Che passa per una  rivoluzione: addio pagamenti in contante, tutte  le transazioni tracciate e fatte con carte di credito o bancomat. Il fisco  punta ad allungare le mani sui 330 miliardi di euro di acquisti cash. Lì dentro pare esserci un bel po' di «nero». A quella cifra gli esperti  delle Entrate hanno accostato la percentuale che corrisponde all'economia sommersa e calcolata dall'Inps: 16,2%. Il risultato è 53 miliardi, dentro i quali ci sono tra i 25 e i 30 miliardi di tasse non pagate, garantiscono gli sceriffi del fisco. Somma che difficilmente potrebbe essere recuperata nei primi 12 mesi di eventuale introduzione del meccanismo, nei quali si punta all'emersione. Ma, a partire dal secondo anno di operatività, l'incasso diventerebbe un gioco da ragazzi. Per dire addio alle banconote si studiano due soluzioni alternative: un obbligo sancito con legge oppure una serie di incentivi tributari per cittadini e commercianti. Alle Entrate si stanno concentrando più sulla seconda opzione che prevede anzitutto vantaggi  per chi compra (spese deducibili o riduzione delle aliquote irpef). Mentre le resistenze degli esercenti verrebbero  superate con l'introduzione di un credito di imposta pari al valore delle commissioni riconosciute alle banche per le transazioni con le carte di pagamento, l'addio alla contabilità e agli scontrini, la dichiarazione dei redditi precompilata dalle Entrate (i dati sarebbero immediatamente  a disposizione del fisco). Il progetto, per ora, resta nei cassetti chiuso a chiave. Se ne riparlerà  dopo il voto politico del 2013. Parlarne adesso, in piena campagna elettorale, sarebbe un suicidio. Anche per i tecnici che, seppur sostenitori del piano «B», ambiscono al salto in politica. twitter@DeDominicisF    

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