Roma, 25 mag. - (Adnkronos) - "Le dimissioni del Consiglio d'amministrazione dell'Ilva dimostrano che non c'e' mai stata la reale volonta' di investire le risorse adeguate per affrontare uno dei maggiori disastri ambientali del Paese e d'Europa". Lo scrive in una nota il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, che aggiunge: "E' indecente e incomprensibile che qualcuno, in Italia, possa volere l'impunita' per chi ha inquinato provocando, come si legge nell'indagine epidemiologica della procura di Taranto, malattia e morte. Per anni la politica e i sindacati sono stati in silenzio mentre il disastro ambientale di Taranto si consumava. Nel 2005 Regione, Provincia e Comune di Taranto addirittura ritirarono al costituzione di parte civile in un altro processo per reati ambientali contro Ilva". "La decisione di oggi del Consiglio di amministrazione dell'Ilva e' il segnale chiaro che l'azienda non avrebbe mai voluto investire le risorse adeguate -continua Bonelli- nemmeno per la cosiddetta 'ambientalizzazione' come dimostrano tutte le prescrizioni non rispettate dell'Aia: queste dimissioni sono semplicemente una reazione al sequestro dei beni dei Riva - continua il leader ecologista -. Sbaglia chi oggi chiede allo Stato di assumersi l'onere del risanamento: ossia l'Ilva inquina e lo Stato paga. Le risorse sequestrate ai Riva sono la garanzia per le bonifiche ed il risanamento: quelle risorse devono essere utilizzate per risarcire e ricostruire dal punto di vista ambientale una citta' che e' stata sfruttata, depredata e abbandonata". "A Taranto bisogna avviare una conversione industriale radicale - conclude Bonelli -. Se il governo dichiarasse Taranto un'area No tax si attiverebbe un volano economico notevole pari a nuove 300 medie imprese, come deiriva da un'analisi gia' fatta nel 2008. Attraverso l'utilizzo del Fondo sociale europeo, l'avvio delle bonifiche, l'area No tax possono non solo sarebbe possibile rilanciare l'economia ma si potrebbe arrivare a piu' di 20 mila nuovi posti di lavoro".




