Roma, 26 mag. (Adnkronos/Ign) - L'industria siderurgia "deve rimanere in Italia e dobbiamo fare di tutto, come governo, per farla rimanere" nel paese. La produzione siderurgica "è una questione strategica". Lo afferma il ministro per lo Sviluppo economico, Flavio Zanonato, a Sky tg24. L'Ilva è una "grandissima azienda" e c'è "una sola strada", secondo il ministro, da percorrere: "risanare e poi produrre acciaio, che è assolutamente necessario per la nostra economia". Se, infatti, dovesse fermarsi "possiamo dire addio a tutta la parte siderurgica", e di conseguenza "avremo una situazione difficilissima nel campo della meccanica", avverte il ministro. "Sarebbe un errore se tutto questo mondo importante, dove siamo leader, venisse perso". Il 31 maggio ci sarà una riunione, "per coordinare l'attività nel campo siderurgico e prepararci all'incontro con la Commissione europea". Per Zanonato "ci sono molti terreni in cui si può discutere tutti insieme", pensando a un polo siderurgico, e "bisogna fare un ragionamento comune". "L'Ilva ha una serie di prescrizioni che deve assolutamente attuare, per ridurre drasticamente l'inquinamento e per migliorare l'attività di lavoro", ricorda Zanonato. La struttura dell'azienda si sviluppa su un terreno grande una volta e mezza Taranto, "quindi è immensa", osserva il ministro. Se dovesse chiudere si rischia di creare "un punto di enorme degrado". Zanonato assicura quindi che non ci sarà alcun commissariamento perché "non ci sono le condizioni". La società "non sta producendo debiti, è in grado di reggere. Deve risolvere il problema ambientale ma i soldi si producono, non è in difficoltà". E' "una grandissima azienda, che produce 5 mln di tonnellate di acciaio l'anno" e mira ad arrivare a 7 mln quest'anno. Il commissariamento, invece, "interviene quando una società è oppressa dal debito. Quindi non mi pare ci siano le condizioni per il commissariamento". E se Guglielmo Epifani (Pd) ritiene che governo si debba preoccupare della politica industriale per i settori in crisi ("quello che sta avvenendo all'Ilva è l'esempio più lampante"), Paolo Ferrero (Prc) sostiene che "l'unica strada è quella di nazionalizzare l'azienda utilizzando i soldi dei Riva per fare il risanamento ambientale e riconvertire le produzioni in modo da renderle ambientalmente compatibili". Per Anna Maria Bernini (Pdl) la chiusura degli impianti avrebbe conseguenze disastrose perché getterebbe "sul lastrico 40 mila famiglie per la perdita dei posti di lavoro" e metterebbe a repentaglio "i destini dell'industria meccanica che fa dell'Italia la seconda economia manifatturiera d'Europa". Mentre per Angelo Bonelli (Verdi) "espropriare l'Ilva non è una soluzione: significherebbe solo socializzare il debito economico ed ambientale dell'azienda e bloccare le bonifiche ed il risanamento ambientale. E' auspicabile un'amministrazione controllata che non esponga lo stato ad affrontare debiti che impedirebbero il risanamento".




