(Adnkronos) - Le carte di debito e di credito restano il piu' diffuso strumento di pagamento non-cash davanti agli e-payments e agli m-payments. Nel 2011 l'utilizzo delle carte di debito e' cresciuto del 15,8%, per un totale di 124 miliardi di transazioni, mentre quello delle carte di credito del 12,3%, per un totale di 57 miliardi di operazioni. Le stime indicano che da qui al 2014 gli e-payments e m-payments cresceranno rispettivamente del 18,1% e 58,1% all'anno. Le previsioni parlano di un volume complessivo pari a 34,8 miliardi di operazioni per gli e-payments e 28,9 miliardi di transazioni per gli m-payments. Il World payments report 2013, valutando gli strumenti non-cash come e-payments e m-payments, carte prepagate e valute virtuali e i crescenti volumi di operazioni condotte in regioni come l'Africa, ha scoperto un significativo 'buco nero' statistico frutto di un reporting incoerente dei pagamenti. Questa incoerenza emerge man mano che nuove regioni diventano sempre piu' attive e istituti non bancari acquisiscono crescenti quote di mercato attraverso strumenti come gli e-payments e gli m-payments. Le analisi del report suggeriscono che le dimensioni del mercato dei pagamenti mobile potrebbero essere state ottimisticamente sovrastimate fino al 50%, sollevando la questione della necessita' di raccogliere i dati in maniera affidabile e centralizzata. Il Report invita dunque ad una maggiore affidabilita' statistica nel settore ed esorta gli enti di regolamentazione ad agevolare tale processo. Una migliore raccolta dei dati statistici aiuterebbe infatti i Payment Services Providers (Psp) a intraprendere decisioni di investimento maggiormente informate, oltre ad aiutare a combattere i futuri rischi di mercato. "Rischi di mercato e complessita' normative restano le sfide prioritarie per banche e Psp, soprattutto alla luce del proliferare di nuove normative e della sempre piu' accentuata sovrapposizione tra le singole iniziative" dice Andrea Falleni, Vice President Financial Services Leader, Capgemini Italia. "I Psp possono raggruppare in cluster il modo di implementare le iniziative di regolamentazione -prosegue Falleni- tenendo conto degli effetti conseguenti nelle varie aree geografiche, gli effetti di rafforzamento complementare e gli effetti concorrenziali". (segue)




