(Adnkronos) - Le esportazioni italiane negli Stati Uniti hanno realizzato nel 2012 una crescita del 16%. "Producendo negli Stati Uniti - ha aggiunto Scott - le imprese hanno accesso anche ai Paesi con i quali ci sono accordi di interscambio, come il Messico, il Canada e la Sud Corea. Si tratta di circa 20 Paesi del mondo con 695 milioni di abitanti-consumatori e 7 trilioni di dollari di prodotto interno lordo. Non si hanno dazi e barriere doganali e si puo' contare sugli incentivi fiscali offerti dai singoli Stati. Il contesto, afferma il console, ha molto da offrire agli investitori italiani: "Ora - ha detto - e' il momento giusto. Gli Stati Uniti sono usciti dalla recessione del 2008-2009 e gia' dal marzo 2010 sono stati creati circa 7 milioni di nuovi posti di lavoro". Rispondendo a quali settori produttivi potrebbero essere maggiormente interessati, Scott ha affermato di non vedere comparti favoriti: "Non c'e' - ha detto - un settore piu' attivo. Negli ultimi 10 anni sono stati 409 i progetti avviati dalle imprese italiane". Ma si puo' fare molto di piu': l"'internazionalizzazione - ha concluso - e' necessaria per la sopravvivenza. E le imprese italiane devono guardare oltre oceano".




