Udine, 24 ott. - (Adnkronos) - Nel 2013 la crisi è costata alla provincia di Udine la chiusura di 70 aziende industriali, che si sommano alle quasi 500 già chiuse nel manifatturiero e nelle costruzioni tra il 2008 e il 2012. Altre 100 aziende hanno attivato la cassa integrazione straordinaria o i contratti di solidarietà per cercare di resistere. Il conto totale è di 2.000 nuovi posti di lavoro persi e almeno altrettanti a rischio. Nel giro di cinque anni la crisi è costata alla provincia di Udine oltre 13.000 posti di lavoro e il quasi raddoppio delle disoccupazione, passata dal 4 al 7%. Questi numeri allarmanti sono stati diffusi nel corso di un attivo sindacale della Cgil che si è svolto a Tricesimo (Udine), presenti circa 200 tra delegati e dirigenti sindacali di tutti i settori, alla presenza anche di Danilo Barbi, della segreteria nazionale. E la lieve flessione nel ricorso alla cassa integrazione emersa negli ultimi mesi (-8,9% la variazione a tutto settembre) non tranquillizza la Cgil, che denuncia l'allargamento della crisi ai settori più legati ai consumi delle famiglie (alimentare e commercio) e al terziario, colpito sia nel comparto dei servizi alle imprese che nel terzo settore, con i tagli al welfare e agli appalti pubblici. Di fronte a questi dati, la Cgil chiede alla residente della Regione Debora Serracchiani di riprendere in mano il filo delle politiche industriali, che non possono essere solo difensive, ma devono porre le basi per il rilancio del manifatturiero, "condizione indispensabile per la ripresa dell'economia e dell'occupazione", ha detto il segretario generale della Cgil Udine Alessandro Forabosco, lanciando un appello. (segue)




