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Banche, l'unica mossa da fare per salvarsi dall'incubo dello spread

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Davide Locano
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Finirà che il governo cambierà la manovra sotto i colpi dello spread e il ministro Tria vincerà il braccio di ferro con Luigi Di Maio. L'esatto contrario della narrazione grillina che ha visto lo scorso 27 settembre i ministri del Movimento 5 Stelle sul balcone e il professor Tria in un angolo a palazzo Chigi. Il tempo dimostrerà che la presentazione della Nota di aggiornamento al Def, quel giorno, è stata solo l'inizio di un calvario e non la fine di un percorso: non quella grande vittoria che credeva Di Maio. E infatti Matteo Salvini, che di abilità politica ne ha di più del suo collega, su quel balcone non c'era. Leggi anche: Tria nel panico: "Così non si regge a lungo" Fino ad oggi siamo andati avanti con i due vicepremier che facevano una certa descrizione della realtà e Conte e Tria che raccontavano l'opposto all'Europa e ai mercati. Ognuno per soddisfare il proprio pubblico di riferimento. Ma l'equivoco non può continuare troppo a lungo e, come scriveva mercoledì il direttore Vittorio Feltri, a questo punto bisogna prendere una decisione: o si va avanti davvero senza mollare di un millimetro, con tutte le conseguenze economiche e in campo europeo che ciò comporta, oppure ci rimettiamo in riga e non se ne parla più. Riconoscendo al ministro Tria di aver visto più lontano degli altri, che dopo un mese di bailamme sono dovuti convergere sulle sue posizioni. Se fosse davvero forte, però, e davvero controllasse il suo Movimento, Di Maio non dovrebbe consentire che ciò accada, bensì andare allo scontro finale contro tutto e contro tutti anche con lo spread a mille. Altrimenti crolla la costruzione grillina. Chi cede, e questa volta sarebbe il vicepremier 5 Stelle, è un perdente per definizione. Ma c'è forse una strada che si può ancora percorrere per salvare capra e cavoli. Piuttosto che fare con l'Europa la battaglia perdente contro il tetto del deficit entro il 3%, il governo giallo-verde, coeso e in questo capitanato dal ministro dell'Economia Giovanni Tria, si intesti una campagna nuova di modifica di quella astrusa regola che impone la valutazione a prezzi di mercato dei titoli di Stato nei portafogli delle banche. La ingegnarono Merkel e Sarkozy passeggiando sulla spiaggia di Deauville nell'ottobre 2010 e spianò la strada alla speculazione finanziaria, per la quale non avevamo mai sofferto così tanto prima. Se riuscissimo con questa modifica a rompere finalmente il legame spread-capitalizzazione delle banche, che pesa di più anche rispetto agli interessi che paghiamo sul debito pubblico, il clima sui mercati finanziari, in Europa e in Italia si rasserenerebbe molto e la politica fiscale dei Paesi diventerebbe più semplice. Tornerebbe davvero nazionale, per dirla alla Salvini, non solo a parole ma nei fatti. Questo sì che sarebbe un recupero di sovranità e un bel cambiamento per tutti. di Paola Tommasi

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