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Manovra, la lettera dalla Commissione Ue a Tria: "Debito non cala, manovra incompatibile"

30 Ottobre 2018

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Manovra, la lettera dalla Commissione Ue a Tria: "Debito non cala, manovra incompatibile"

"L’ampia espansione di bilancio prevista per il 2019 è in netto contrasto con l’aggiustamento di bilancio raccomandato dal Consiglio. Questa traiettoria di bilancio, unita ai rischi al ribasso per la crescita del Pil nominale, sarà incompatibile con la necessità di ridurre in maniera risoluta il rapporto debito/Pil dell’Italia". È quanto si legge nella lettera inviata dalla Commissione europea al Ministero dell’Economia in cui chiede di fornire una relazione sui cosiddetti ’fattori rilevantì che possano giustificare un andamento del rapporto debito/Pil con una riduzione meno marcata di quella richiesta. Tale relazione dovrà essere trasmessa entro il prossimo 13 novembre e il Tesoro ha già fatto sapere che rispetterà tale scadenza.

L’Italia, ricorda nella lettera il direttore generale della direzione Affari economici e finanziari della Commissione europea, Marco Buti, "ha notificato a Eurostat un debito lordo delle amministrazioni pubbliche per il 2017 pari al 131,2% del Pil, confermando così che l’Italia non ha compiuto progressi sufficienti verso il rispetto del parametro di riferimento relativo all’adeguamento del rapporto debito/Pil nel 2017". Il Documento programmatico di bilancio 2019, si legge ancora, "prevede una leggera diminuzione del rapporto debito/Pil dal 131,2% del Pil nel 2017 al 130,9% nel 2018 e al 130,0% nel 2019. La diminuzione del rapporto debito/Pil è poi attesa continuare, fino al 126,7% del Pil nel 2021. Nonostante la riduzione prevista del rapporto debito/Pil, non si prevede che l’Italia soddisfi primafacie il parametro di riferimento relativo all’adeguamento del rapporto debito/Pil nel 2018 e nel 2019 sulla base del Dpb 2019".

La Commissione europea ricorda di aver adottato il 23 maggio scorso una relazione in cui si analizzavano tutti i fattori significativi e in particolare la conformità dell’Italia al braccio preventivo del Patto di Stabilità e Crescita concludendo che il criterio del debito "era da considerarsi come rispettato all’epoca". Tuttavia, si precisa, "l’inosservanza particolarmente grave della raccomandazione rivolta all’Italia dal Consiglio il 13 luglio 2018, come indicata nel Dpb presentato dall’Italia per il 2019, rappresenta un cambiamento sostanziale nei fattori significativi che giustifica la pubblicazione di una nuova relazione per l’inosservanza primafacie nel 2017 del parametro di riferimento relativo all’adeguamento del rapporto debito/PIL da parte dell’Italia". Il parere della Commissione sul Dpb 2019 sottolinea infine "che, sia per il 2018 che per il 2019, l’andamento programmatico di bilancio mostra una deviazione significativa dal percorso di aggiustamento verso l’obiettivo di bilancio a medio termine per l’Italia raccomandato dal Consiglio"

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Commenti all'articolo

  • Boremetti

    Boremetti

    30 Ottobre 2018 - 21:09

    Si. Perche quando. Governava Monti e i Pidioti. E calato. Il debito Ma. Che. Idioti

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  • cofoma

    30 Ottobre 2018 - 21:09

    Ma allora ci dicono che dovevamo sforare il 4 % ? Che loro non avrebbero accettato.! MA CHE CASPIO VOGLIONO DA NOI. SANGUSUGHE MALEDETTE.!!!

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  • francesco calabrò

    30 Ottobre 2018 - 20:08

    Mandate a fanculo questa commissione di ......................... sinistrosi E' evidente che questo scambio di lettere non sono oneste ed hanno un obiettivo politico dato che siamo in prossimità delle elezioni europee e si sta cercando di mettere l'Italia in difficoltà d'immagine. Lo stesso lo si sta incontrando anche nell'ambiente nazionale in quanto il potere è in mano alla sinistra fallita.

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    • 323157

      31 Ottobre 2018 - 06:06

      ma che cosa sta farneticando ? L'Italia e' un paese semi fallito finanziariamente con un rapporto PIL/ debito pubblico al 132% ,con circa 2300 miliardi di euro di BTP emessi dal Tesoro per finanziare la voragine del debito pubblico.E' naturale che tutto il mondo , inclusa l'EU, si preoccupi che l'Italia non diventi una seconda Grecia.

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