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L'allarme

Ignazio Visco, il telegramma a Matarella che terrorizza l'Italia: "Spread, conseguenze gravi"

1 Novembre 2018

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Ignazio Visco, il telegramma a Matarella che terrorizza l'Italia: "Spread, conseguenze gravi"

Allarme spread, le cui conseguenze "possono essere gravi", e richiamo alla stabilità dei conti pubblici. È il messaggio lanciato in primis dal governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, durante la 94sima giornata mondiale del risparmio. E di stabilità ha parlato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in un telegramma inviato al presidente Acri ha sottolineato che la tutela del risparmio delle famiglie italiane "unito all'equilibrio dei bilanci pubblici - espressamente richiamato dalla Costituzione - è condizione essenziale dell'esercizio della effettiva sovranità del Paese". Ma ai warning e alle richieste di cautela risponde il ministro dell'Economia Giovanni Tria, secondo cui "dopo dieci anni e due recessioni siamo già oltre gli effetti della grande Depressione" e questo dimostra che "il costo del non deficit non ce lo possiamo permettere né economicamente né socialmente". Invece il deficit previsto in manovra "è sostenibile e responsabile" e "ci consentirà di affrontare prossimi anni con la convinzione che ridurremo il rapporto debito/pil e miglioreremo il benessere sociale".

Il monito sullo spread è condiviso dal presidente Acri, Giuseppe Guzzetti, secondo cui "è innanzitutto responsabilità del Governo di non mettere a rischio il risparmio degli italiani" che "nelle ultime settimane è già stato significativamente ridotto" ma "non può venire sacrificato sull'altare del debito pubblico". E il numero uno Abi Antonio Patuelli aggiunge che "non si può essere indifferenti agli andamenti dello spread e dei mercati e alle conseguenze su conti pubblici, imprese e famiglie" perché "lo spread appesantisce tutta la catena produttiva e ostacola la ripresa". Senza contare che "indebolire le banche in Italia significherebbe anche indebolire i principali acquirenti di titoli di Stato italiani", rimarca, avvisando che per questo "combattiamo ogni ipotesi di aumento delle imposte sulle banche".

Il punto, per Visco, è che "direttamente o indirettamente il rischio sovrano ricade sulle famiglie italiane". E in più "il rialzo dei tassi di interesse sui titoli di Stato si riflette negativamente anche sul bilancio pubblico" perché "l'incremento fin qui registrato provocherebbe, già dal prossimo anno, maggiori spese per interessi per circa 0,3 punti percentuali del prodotto oltre 5 miliardi".

Il ministro però assicura che "i fondamentali economici non giustificano la crisi attuale e i livelli di spread" perché "c'è ancora un elevato grado di fiducia delle famiglia e delle imprese e della competitività internazionale, ma "il deterioramento del quadro internazionale" può causare "il rallentamento degli investimenti e carenza di domanda aggregata". Ed evidenzia come la bassa crescita sia causata dalla "simultanea riduzione" dei risparmi privati e degli investimenti, punto su cui il governo conta di invertire la rotta. In ogni caso, assicura, il deficit previsto - al 2,4% - "non aumenterà anche in caso di minor impatto manovra". Ma torna a ripetere: "dall'incertezza si esce crescendo come sistema economico e sociale. La crescita e la coesione sono il miglior antidoto perché generano fiducia".

A impensierire il mondo delle istituzioni bancarie c'è anche la questione legata alla posizione dell'Italia in Ue e nell'euro. Se per Guzzetti "l'adesione all'euro è irreversibile", per Visco "all'ampliamento del premio per il rischio sui titoli di Stato ha contribuito l'incertezza sull'orientamento delle politiche di bilancio e strutturali e sull'evoluzione dei rapporti con le istituzioni europee". Ed è per questo che "vanno dissipate le incertezze sulla partecipazione convinta dell'Italia all'Unione europea e alla moneta unica". Rassicurazione prontamente fornita da Tria, che ribadisce: lo spread a questi livelli "è dovuto a un'altro tipo di incertezza,di natura politica, ma in nessun modo il governo ha intenzione di uscire dall'Euro e dall'Europa con la sua manovra".

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