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Trasformazione digitale: Lottomatica e Università dell'Aquila accettano la sfida

4 Dicembre 2019

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L'Aquila, 4 dic. - (Adnkronos) - Mettere la ricerca al servizio del cittadino. E' questo l'obiettivo evidenziato da Roberto Saracino, responsabile delle Tecnologie e dell’Innovazione di Lottomatica, nel suo intervento presso l’Università dell’Aquila in occasione della presentazione dell'accordo tra Lottomatica e l’Università degli Studi dell’Aquila per lo sviluppo di nuove tecnologie 5G.

“La trasformazione -ha sottolineato- digitale è oggi una realtà. L’intelligenza artificiale, la robotica, la realtà aumentata, la realtà virtuale e il 5G cambieranno in modo sostanziale la relazione tra le persone e tra persone e macchine. Il 5G introdurrà per la prima volta sul mobile il concetto di Quality of Service, bassa latenza ed elevata banda. Tutto quanto necessario per mettere a terra modelli innovativi sino ad oggi rimasti solo sulla carta.”

“Come Lottomatica -ha aggiunto- abbiamo iniziato a sviluppare da un po’ di tempo attività di ricerca e ci siamo subito resi conto che si può sviluppare innovazione e garantire la trasformazione della nostra azienda soltanto confrontandoci con chi la ricerca la fa di mestiere. Da questa considerazione è nata la nostra volontà di relazionarci con l’Università dell’Aquila, perché qui abbiamo trovato subito empatia, disponibilità e apertura. Questo ci ha permesso di poter realizzare in poco tempo un progetto concreto, che va oltre il memorandum che abbiamo firmato oggi, ma che prevede tutta una serie di sviluppi che potranno aiutare il mondo delle università a formare dei giovani ricercatori pronti ad affrontare il mercato del lavoro. Dall’altra parte per noi rappresenta un contributo alla costruzione della nostra piattaforma di trasformazione digitale e di relazione con il cliente, per garantire la sopravvivenza futura dell’azienda”.

In relazione ai costi del progetto e al rapporto con l’Università dell’Aquila, Saracino ha sottolineato: “Quello che faremo è un investimento iniziale di circa 100mila euro per costituire il team e quindi partire per lavorare insieme all’università, dopodiché ritengo che questi modelli funzionino solo se si autofinanziano e per questo parliamo di ricerca applicata. Questo significa che se riusciamo a fare una ricerca che sia utile per l’azienda o per le istituzioni, per cui trova un valore, allora è anche in grado di rifinanziarsi. Questo credo sia il modello corretto, quello che utilizzano gli americani da tanto tempo e dove le aziende, ad esempio, vivono all’interno delle università, collaborano con esse e alla fine costruiscono un brevetto che serve alla loro evoluzione ed offerta. La stessa cosa vogliamo fare qui, niente di nuovo, abbiamo solo trovato terreno fertile per costruire questo modello”.

In conclusione, per quanto riguarda le aspettative e le concrete ricadute sulla cittadinanza, Saracino ha ribadito: “Non possiamo non tener conto della tecnologia e di come cambierà le nostre vite. Questo lo abbiamo visto con il telefonino e con altre innovazioni, ormai il cellulare non serve più solo per telefonare. Proprio tenendo conto di questi aspetti possiamo costruire quella che è l’evoluzione della relazione con il cittadino. La cittadinanza ha bisogno di un servizio di prossimità, di semplicità nel servizio e di migliorare la qualità della vita. Quindi noi dobbiamo sfruttare la tecnologia e la rete per soddisfare queste tre richieste che ogni giorno il cittadino chiede alla pubblica amministrazione. Questa è una grande opportunità, è un altro salto generazionale che non è solo tecnologico ma anche culturale e lo dobbiamo saper cogliere tutti, non solo le aziende private e le università ma anche le amministrazioni pubbliche”.

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