Palermo, 16 dic. - (Adnkronos) - Più isolate e, in generale, propense a reti di collaborazione basate su contratti di breve durata e ancorate a legami forti di natura parentale ed amicale. È l'identikit delle imprese del Mezzogiorno tracciato dal V Rapporto 2013 della Fondazione Res 'Collaborare per crescere. Imprese, istituzioni e capitale sociale', presentato oggi a Palermo alla presenza, tra gli altri, del ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia. Le aziende 'isolate' in Sicilia rappresentano circa il 40 per cento, una percentuale elevata anche rispetto al dato del Meridione (35%) e del Centro-Nord (30%). Una diffidenza verso la collaborazione che spinge le imprese ad instaurare soprattutto reti corte e più sporadiche rispetto a quelle stabili costruite al Centro Nord e a proiettarsi verso soggetti che operano nello stesso territorio: le aziende che dichiarano di avere collaborazioni esclusivamente locali sono circa un terzo al Sud a fronte di un dato del settentrione che si attesta ad un quinto. Un ultimo elemento che contraddistingue le imprese meridionali è il ricorso a legami 'forti' parentali e amicali. Eppure le imprese che cooperano, spiegano gli analisti della Fondazione Res, crescono di più, hanno una maggiore propensione all'innovazione ed affrontano meglio le congiunture negative. Nell'ambito del campione selezionato da Res le imprese che attivano collaborazioni nella produzione e nella ricerca mostrano, a livello nazionale, una variazione del fatturato che mediamente è più che doppia rispetto a quelle che non lo fanno. Tali aziende mostrano valori positivi di innovazione di prodotto o di processo nel 62 per cento dei casi (contro il 44 per cento delle non collaborative), un mercato che supera la dimensione locale nel 60 per cento contro il 44 per cento delle altre e una più accentuata propensione ad investire in ricerca e sviluppo (il 70 per cento contro il 48). (segue)




