(Adnkronos) - Alla luce dell’esperienza privilegiata e del lavoro svolto dall’Unità di crisi della Regione del Veneto, “strumento voluto dalla politica regionale che ha incontrato, nel tempo, il favore e la forte collaborazione degli addetti ai lavori, in particolare quello del sindacato”, Donazzan ha messo l’accento sul forte senso di responsabilità che accomuna in Veneto le parti sociali, sia datoriali che sindacali che istituzionali, testimoniato anche dalla preferenza prevalente verso soluzioni che garantiscano occupazione e lavoro, piuttosto che ammortizzatori sociali. “In 89 casi di crisi su 247 – ha precisato la referente delle politiche per il lavoro e l’occupazione della Regione Veneto - sono stati siglati accordi tra le parti, che hanno portato ad una richiesta di cassa integrazione (ordinaria o straordinaria) che si è tradotta in un tiraggio effettivo di circa il 50%. Il Veneto dimostra così di preferire sempre il lavoro all’utilizzo degli ammortizzatori. Se tutti facessero come noi, lo Stato risparmierebbe e lo strumento degli ammortizzatori sociali sarebbe effettivamente usato per proteggere lavoratori e aziende , nei momenti di flessione e di bisogno”. “Che cosa servirebbe per accompagnare meglio le trasformazioni economiche in atto?”, si è interrogata l’assessore regionale. “Servirebbe – ha elencato - rivedere e aggiornare il perimetro della legge sull’Amministrazione straordinaria; rendere poi vincolanti gli accordi firmati nelle sedi istituzionali, fino ad immaginare una obbligatorietà e una sanzione per chi li disattenda. Va cambiata, inoltre, la legge fallimentare nella parte in cui si prevede come obiettivo il recupero dei crediti, tralasciando il tema dell’occupazione e della continuità aziendale. Infine, dovrebbero essere istituiti strumenti finanziari per le imprese creditrici e la catena dei fornitori”.




