(Adnkronos) - "Attenzione, noi non diciamo che lo Stato non debba occuparsi di chi è svantaggiato e non può lavorare, ma ci sembra che qui sia stata spacciata volutamente una cosa per l’altra: il reddito di cittadinanza è stato venduto come uno strumento per creare occupazione e invece i veri beneficiari, finora, sono stati i 4 mila navigator assunti dall’Anpal, ognuno dei quali ha iniziato a percepire lo stipendio di 1.700 euro, con 300 euro di indennità aggiuntive, ancor prima di prendere servizio. Non sarebbe stato meglio, al loro posto, assumere ispettori del lavoro, che almeno sono più utili?", osserva Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova, proponendo poi un’analisi “politica” della questione. "Già in altri tempi, fornendo numeri e proiezioni, abbiamo evidenziato la sproporzione tra quanto versa il nostro territorio in termini di tasse e quanto si vede tornare indietro in termini di sussidi e, di converso, quanto una misura come questa finisca per appesantire il deficit e gravare sulle nostre tasche. Ma il punto, ora, è un altro. Il reddito di cittadinanza, come temevamo, conferma di non andare né nella direzione del rilancio economico della nazione né, tantomeno, in quella dello sviluppo del mercato del lavoro, tant’è che uno dei suoi problemi è proprio il suo meccanismo disincentivante, che spinge casomai verso il lavoro nero", sottolinea. "L’impressione che si ricava da tutto questo è quella di una nazione che destina troppe risorse a quello che, a conti fatti, altro non è che puro assistenzialismo, e troppo poche agli investimenti per creare vera occupazione, alle grandi opere pubbliche e alla ricerca. E che futuro può avere uno Stato che agli investimenti preferisce l’assistenzialismo?", conclude.




