Tirano, 15 mag. - (Adnkronos) - Grazie alle colture di vite, olivo, frutta, noccioli e mandorli, l'Italia dispone di un potenziale di biomassa legnosa residuale importante in termini di volume, a partire dall'impiego delle potature e degli sfalci. Il valore teorico complessivo e' di oltre 5,5 milioni di tonnellate di biomasse residuali, corrispondenti a quasi 500.000 ettari adibiti a coltivazioni lignocellulosiche. Un potenziale che spesso viene "bruciato" a bordo campo, perche' non esiste una filiera energetica locale in grado di valorizzare questo materiale, creando effetti negativi anche sulla qualita' dell'aria. In questo contesto, la Valtellina puo' avere un ruolo importante, anche nella produzione di agripellet locale. Se ne parlera' in occasione della manifestazione "Dalla Vite della Valtellina, vino e …energia pulita: produrre il pellet di bacco", il 17 maggio a Tirano. Prevista anche una dimostrazione pratica del processo di trasformazione dei sarmenti in pellet. Proprio dalla Valtellina parte l'iniziativa di recuperare i sarmenti delle aziende vitivinicole per produrre pellet agricolo, denominato "agripellet" che puo' essere impiegato in stufe, apparecchi domestichi, caldaie per le aziende agricole o industriali. "L'impiego dei sarmenti a fini energetici per la produzione di pellet, brichette o per il conferimento diretto in centrali di teleriscaldamento trasforma questo sottoprodotto per l'azienda agricola da costo di smaltimento a fonte di ricavo e promuove una redistribuzione del reddito a livello locale", dichiara Walter Righini, Presidente Fiper, la Federazione Italiana dei Produttori di Energia da Fonte Rinnovabile, che ha presentato al tavolo delle bioenergie del ministero delle Politiche Agricole una proposta operativa per promuovere il recupero di biomassa legnosa da sottoprodotti agricoli e dalle gestione dei servizi ambientali (manutenzione forestale, alvei fluviali, verde urbano).(segue)




