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Confezioni "alleggerite" al supermercato: come riconoscerle per non farsi fregare

di Attilio Barbierilunedì 30 marzo 2026
Confezioni "alleggerite" al supermercato: come riconoscerle per non farsi fregare

5' di lettura

L’accorgimento di alleggerire il peso di una merce senza modificarne il prezzo è antico come il commercio, ma soltanto di recente questa pratica è stata oggetto di studio e di analisi da parte degli economisti.

Il termine italiano che la identifica correttamente è “sgrammatura”, ma i media, inclusa la televisione, preferiscono l’inglese “shrinkflation” un vocabolo che deriva dall’unione di due termini: shrink, nel senso di restringere o ridurre, e inflation, inflazione. Non è un caso se le sgrammature si verifichino soprattutto in periodi in cui i prezzi crescono.

La letteratura scientifica fa risalire il termine shrinkflation a una economista americana, Pippa Malmgren, molto nota a livello internazionale, specializzata nel nesso tra geopolitica, tecnologia e mercati finanziari, che parlò di shrinkflation nel libro “Signals: The breakdown of the social contract and the rise of geopolitics”, pubblicato per la prima volta nel 2015. In Italia, tuttavia, si parlava di “sgrammatura” già alla fine degli anni Ottanta.

Per avere un’idea della portata di questo fenomeno nel nostro Paese c’è un solo dato, elaborato dall’Istat nel quinquennio 2012-2017, che ha documentato ben 7.306 casi di sgrammatura. Di questi casi, ben 4.983 hanno visto non solo una riduzione della quantità, ma anche un contestuale aumento del prezzo di vendita, con un doppio svantaggio per il consumatore. Purtroppo lo studio, pubblicato in inglese, è circolato soltanto in ambienti accademici.

REFERENZE A RISCHIO

Non tutti i prodotti sono soggetti a sgrammatura. Ad esempio non ho mai visto cartoni di latte o bottiglie di vino alleggeriti, giusto per citare due tipi di referenze molto diffuse nei carrelli dei consumatori. Di sicuro il fenomeno, nei sistemi distributivi moderni non è recente. Il primo caso di cui si ha memoria e che viene citato da tempo nelle università e nelle scuole di management, è quello dei tubetti di dentifricio, che nel periodo a cavallo fra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta subirono due modifiche importanti: l’allargamento del foro di uscita del prodotto per svuotarlo più in fretta e una sgrammatura del contenuto. Senza cambiare i prezzi.

Un altro caso ricorrente di alleggerimento del contenuto netto è quello del tonno in scatola, le cui confezioni si sono talvolta ridotte da 80 grammi lordi - considerando anche l’olio d’oliva o la salamoia - a 60 e in alcuni casi perfino a 52 grammi.

Un altra merceologia soggetta a sgrammature è rappresentata dai salumi venduti in vaschetta, con atmosfera modificata per salvaguardarne il contenuto. Il peso netto di alcune confezioni, ad esempio quelle di Bresaola, si è ridotto da 100 a 90, 80 e perfino 65 grammi.

Talvolta senza che il prezzo fosse ridotto, o con variazioni non rispondenti alle fette escluse. Naturalmente da questo fenomeno devono essere escluse le confezioni di alcune linee di prodotto nate per essere “monoporzione” e il cui peso è da sempre inferiore agli standard di mercato.

VASCHETTA PIENA

Per rendere meno facile individuare le confezioni sgrammate alcune marche ricorrono allo stratagemma di disporre diversamente le fette di salume, in maniera che creino più volume e dunque l’effetto “pieno” nella vaschetta.

Fra i prodotti più interessati dalla sgrammatura ci sono le birre in lattina. Oltre ai formati standard, vale a dire il 33 e il 50 centilitri, è comparso di recente anche il formato 40 cl, con una lattina più stretta ma di altezza identica a quelle da mezzo litro, in maniera che sia meno facile individuarla come prodotto sgrammato.

Simile il caso delle conserve di pomodoro, in cui, per decenni, la bottiglia da 700 grammi era considerata lo standard di mercato. Ora se ne trovano in commercio da 690 grammi e pure da 600, con alcune confezioni doppie o triple fatte da bottigliette da 400 grammi ciascuna. Occhio al prezzo al kg.
Ma non è sempre e soltanto il peso a dover essere tenuto d’occhio per evitare sorprese.

La letteratura del settore riferisce ad esempio casi di sgrammatura nei fazzolettini di carta: non è stato alleggerito il peso, ma sono calati i pacchetti contenuti nel multi-pacco.

Sempre nei prodotti di carta per l’igiene, non sono infrequenti i casi di rotoli di carta igienica o carta da cucina con un numero di strappi inferiore rispetto alla versione originale.

Massima attenzione anche alle offerte speciali, con i bis e i tris, ad esempio «paghi due e prendi tre». Non è detto che il packaging dei prodotti scontati coincida con quelli venduti a prezzo pieno. Verificatelo. Ecco comunque le 7 regole d’oro, sintetizzate anche in tabella, per evitare di acquistare un prodotto sgrammato senza accorgersene.

LE 7 REGOLE D’ORO

1) Confrontate sempre il peso netto del prodotto che state acquistando con quello delle referenze simili. Se è inferiore al peso delle altre confezioni, anche soltanto di una decina di grammi, è possibile che sia stato sgrammato.

2) Diffidate dei pesi atipici. I formati storici sono quasi sempre numeri tondi (100, 200, 500 grammi o 50 centilitri). Quando trovate un prodotto con un peso “strano” - ad esempio 165, 175, 290 grammi oppure 40 o 44 centilitri- verificate gli altri prodotti analoghi presenti sul medesimo bancone.

3) Sospettate quando la confezione cambia aspetto. Quando trovate sullo scaffale un prodotto che conoscete bene ma con una grafica nuova, un formato diverso o la dicitura «nuova formula», prima di acquistarlo ricontrollate il peso netto: il cambiamento estetico è spesso il momento in cui avviene la sgrammatura.

4) Occhio al «peso sgocciolato». Per molti prodotti il peso totale della confezione include l'acqua, l'olio o la salamoia in cui è conservato il contenuto. Ciò che consumate è solo la parte solida: è quel numero - spesso indicato in etichetta come "peso sgocciolato" - che va confrontato e tenuto a mente.

5) Contate le unità, non solo i grammi. Per i prodotti venduti in pezzi- fazzoletti, merendine, capsule, bustine- la sgrammatura può avvenire riducendo il numero di unità anziché il peso. Verificate sempre quante unità sono contenute nella confezione rispetto alle alternative.

6) Non fidatevi della dimensione della confezione. L’involucro può restare visivamente identico anche a fronte di una riduzione del contenuto. Una vaschetta, un tubetto o una scatola delle stesse dimensioni di sempre non garantiscono la stessa quantità di prodotto: il peso netto in etichetta è l’unico riferimento affidabile.

7) Occhio alle confezioni da discount. Nelle catene low cost può accadere di trovare prodotti di marca a prezzi inferiori rispetto al resto della grande distribuzione, ma anche con un peso netto più basso.