Oltre alla guerra che dura ormai quasi da sei settimane, nelle scorse ore è partita una nuova emergenza che potrebbe rovinare milioni di persone durante i mesi più caldi dell’anno. Riguarda il jet-fuel, meglio detto cherosene, il carburante utilizzato per l’aviazione. Già da giovedì, infatti, si è iniziato a parlare della carenza di carburante, legato alle importazioni Ue, che ora rischia di avere ripercussioni davvero pesanti non soltanto sul trasporto aereo, ma su tutto il comparto turistico estivo.
E dopo il caos scoppiato, a inizio marzo con l’avvio del conflitto, con la chiusura degli spazi aerei che ha lasciato a terra milioni di passeggeri nel mondo, ora il focus si sposta sulle vacanze estive. In più la chiusura dello stretto di Hormuz, ha di fatto bloccato la gran parte delle petroliere che trasportano in Europa il cherosene utilizzato per far volare gli aerei, con la conseguenza che, se il conflitto non terminerà entro aprile (o al massimo a maggio), gli scali europei si potrebbero ritrovare presto a corto di jet-fuel.
La prima avvisaglia di una scarsità di carburante è arrivata ieri con la comunicazione diffusa dalla Air Bp Italia alle compagnie aeree, di limitazioni nei rifornimenti in ben quattro scali (Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia) cosa che ha subito fatto scattare l’allarme per uno scenario che si fa sempre più complesso. La priorità nel rifornimento, ha spiegato la società che fa parte del colosso britannico Bp, sarà data ai voli ambulanza, ai voli di Stato e ai voli con durata superiore alle 3 ore. Per gli altri, ci sarà una distribuzione contingentata almeno fino al 9 aprile.
Secondo fonti della filiera energetica raccolte da Libero «la situazione del cherosene è assolutamente vera. Tendenzialmente siamo coperti per il mese di aprile e forse pure per quello di maggio, ma è chiaro che, se la guerra continuerà, avremo una contrazione dei voli e il prezzo del carburante continuerà a salire così come i prezzi dei biglietti. E tutto questo comporterà un nuovo tema da affrontare per le compagnie aeree. Del resto il prezzo del jet-fuel nell’ultimo mese è più che raddoppiato passando da 85-90 dollari ai 150-200 dollari al barile in meno di due settimane.
Noi siamo più che allertati. Ad oggi si vive alla giornata visto che nessuno sa che cosa potrà accadere. Se si arrivasse a giugno la situazione diventerà più complicata».
A conti fatti, almeno sulla carta, i voli potrebbero rincarare in un range del 10-30 per cento rispetto al normale. Sarebbe importante oltre al costo del biglietto prevedere anche un’assicurazione, cosa che fa salire non poco il viaggio aereo.
«Ciò che è importante sapere» aggiunge la fonte, «è che l’Italia importa circa il 40% di fuel, mentre la restante parte viene prodotta raffinando il petrolio greggio direttamente nel nostro Paese (soprattutto nelle raffineria Eni del Nord Italia, in Sicilia e in Sardegna). Una parte del cherosene che usiamo arriva da Algeria, Libia e Turchia (circa il 20%). Poi, prima della guerra, i nostri più importanti importatori erano la Russia e la Cina, Paesi da cui al momento non arriva più nulla. Resta quindi fondamentale il contributo dell’India e quello del Medio Oriente (circa il 20%). E ora potremmo pensare di far arrivare flussi anche dal Nord America. Ciò detto la situazione è assai dinamica e varia di giorno in giorno. Scenari nell’immediato o da qui ai prossimi tre mesi, per ora non se ne fanno.
È troppo complicato visto che il sistema ora è sotto stress. Serve un ribilanciamento tra domanda ed offerta». E l’attenzione è alta anche a Bruxelles visto che questa settimana è stata spedita una lettera a tutti gli Stati Ue in cui si invitava a diminuire i consumi quotidiani e ad aumentare il telelavoro. «In Slovenia l’hanno già iniziato questa sorta di austerity con una riduzione dei carburanti» ha sottolineato la fonte raccolta dal nostro quotidiano, «noi, come Italia, invece abbiamo quote di carburanti abbastanza elevate e non credo proprio si possa arrivare a questo. Certo che se il conflitto continuerà, potrebbe cambiare qualcosa. Ma per ora non si ipotizzano riduzioni di questo tipo. Diciamo che ora non c’è un ritorno agli anni ’70 con le domeniche a piedi...». Certo è che il carburante continuerà a salire con il conflitto. Il 3 aprile, secondo i dati Mimit, il prezzo medio del diesel al self- quello che è rincarato di più - ha raggiunto 2,096 euro al litro (+30,2% sul 2025). Rispetto alla scorsa Pasqua la stangata sui rifornimenti ha raggiunto livelli inimmaginabili: +1,28 miliardi di euro rispetto © RIPRODUZIONE RISERVATA all’anno passato.




