I costi economici del bellicoso periodo attuale, che è cominciato perentoriamente quattro anni fa con il tentativo di invasione, tutt’ora in corso, da parte della Russia in Ucraina, a cui sono seguiti il conflitto israelo-palestinese e ormai da oltre un mese la guerra in Medio Oriente. Il costo economico dei tre conflitti potrebbe arrivare ad appannare quelli dell’intera seconda guerra mondiale, che drammaticamente perdurò per oltre sei anni. Il costo diretto delle spese militari è stato stimato in oltre 1.100 1.300 miliardi di dollari dell'epoca, il cui valore odierno supererebbe i 4 trilioni di dollari, costi ai quali si debbono aggiungere le distruzioni di proprietà, infrastrutture, industrie e abitazioni, che allora sono stati di circa 250 miliardi di dollari, pari oggi ad un trilione.
Ripartiti per singole nazioni i costi USA corrisponderebbero a circa 1,2-1,3 trilioni di dollari, quelli russi a 800 miliardi e quelli di vincitori e vinti europei arriverebbero a 2 trilioni di dollari. Numeri impressionanti che le guerre in corso non dovrebbero neppure sfiorare, ma a fare la differenza in peggio potrebbe essere il catastrofico costo, per l’intero globo, se l’economia sprofondasse anche solo di 1 punto di Pil, ovvero di 1 trilione di dollari, con conseguenze nefaste per occupazione, ricerca, istruzione e garanzie sociali. Purtroppo si stanno delineando le condizioni perfette perché si faccia scivolare in basso la crescita del globo a livelli impensabili.
Carburante, scattano le prime restrizione per i voli: i 4 aeroporti italiani coinvolti
Prime limitazioni di carburante per i voli a causa della guerra in Iran e della chiusura di fatto dello stretto di Hormu...Ad evitare un tale disastro c’era riuscita la globalizzazione, nella quale gli interessi reciproci tra Stati e continenti erano tali da produrre effetti calmieranti in grado di fermare, oltre un certo livello, ogni proposito bellicoso. A differenza della seconda guerra mondiale, nel quale la guerra si basava su popoli già disperati per le loro condizioni socio-economiche e quindi facilmente coinvolgibili nel cercare nuovi sfruttamenti per migliorare la loro esistenza, i Paesi occidentali, ma anche parte sempre più rilevante degli altri, hanno messo al centro dei loro modus vivendi e operandi, seppur riuscendoci, il più delle volte, solo parzialmente, nell’evoluzione socioeconomica diffusa, puntando a diffonderla su larga parte delle popolazioni, malgrado in alcuni casi il dirigismo governativo è tutt’altro che democratico, come ad esempio in Cina, ma anche nei Paesi arabi.
Il solo pensare che ad oggi la guerra in Ucraina, e l’attuale in Iran, superano i 500 miliardi di dollari, ricostruzioni a parte, dovrebbe far allibire ogni ceto sociale e spingerlo ad orientare lo Stato di appartenenza nella direzione dell’azzeramento dei conflitti. Fa riflettere che la potenza finanziaria delle così dette 7 sorelle del Nasdaq, la cui capitalizzazione e pari al Pil dell’intera area euro e ai due terzi di quello USA, non siano riusciti a riportare il Tycoon a più miti consigli.
Un crollo del Pil mondiale agganciato ai rifornimenti energetici, manderebbe a gambe all’aria in primis proprio i giganti del Nasdaq, polverizzando le loro capitalizzazioni e innescando una corsa da parte del sistema finanziario a imporre rientri dal debito. Cosi come l’evoluzione tecnologica subirebbe un tracollo che andrebbe a coinvolgere anche la Cina, non potendo essa più pensare a riempire l’intero occidente delle sue forniture. Fermare la deriva bellica, che da quattro anni non chiude mai un conflitto e procede ad aprirne di nuovi, non può che essere prioritario.




