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Renzi serve più al centrodestra che al Pdl

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Tagli alla Casta, svecchiamento, lavoro: molte delle sue idee sono liberiste. E sarebbe il male minore

Andrea Tempestini
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  Caro Armani, la tranquillizzo subito: non sono un umorista né ho intenzione di intraprendere la strada del comico, e allo stesso tempo non sono neppure un pessimista con tendenze paranoiche a vedere tutto nero. Chi mi conosce sa che propendo per  un sano realismo. Invece di perdermi in battute o analisi disfattiste preferisco sempre andare al sodo. Ma guardando le cose in concreto non posso  non accorgermi che il centrodestra è affetto da una preoccupante mancanza di leadership. Certo, c'è Silvio Berlusconi, l'uomo che vent'anni fa ha avuto il merito di unire le forze moderate in Italia, evitando che si sparpagliassero ognuna per la propria strada e regalassero il Paese alla sinistra. Il Cavaliere ha segnato la storia politica italiana, cambiandola e modernizzandola, ma oggi non si può non riconoscere che la sua avventura volga al termine. L'ex premier, a causa dei molti attacchi subiti nel corso degli anni, non ultimi quelli giudiziari, ma - non possiamo nasconderlo -  anche degli errori commessi, non gode più di una valanga di consensi come nel passato e se oggi si presentasse alle elezioni politiche come candidato premier farebbe fatica a raccogliere i voti per arrivare secondo. I sondaggisti danno il Pd a un passo dal 30 per cento, il Movimento cinque stelle sopra il 20 e il Pdl pericolosamente aggrappato al 16 per cento. Si sa che Berlusconi dà il meglio in campagna elettorale, ma per vincere ci vorrebbe un miracolo. Ammettiamo ora per un attimo che il Cavaliere alla fine scelga di ritirarsi, di guidare il partito dietro le quinte, indirizzandone la politica e il segretario: chi potrebbe condurre il centrodestra alla vittoria? Angelino Alfano, il delfino prescelto e subito spiaggiato dallo stesso Cavaliere, pur impegnandosi fino allo spasimo sembra difficile che possa riuscire a riprendere il largo. Nel gioco delle primarie probabilmente la spunterebbe senza fatica su tutti gli altri, ma soltanto perché gli altri sono dei concorrenti che raccolgono i voti dei parenti e poco più. E allora, se mettiamo da parte Berlusconi perché una fetta del centrodestra è delusa e a lui preferirebbe l'astensione o Grillo; se scartiamo Alfano perché c'è il dubbio che non riesca a recuperare i delusi: alla fine chi rimane? Chi è in grado di raccogliere il testimone di un'area moderata che nel Paese è maggioranza e di portarla di nuovo a Palazzo Chigi? Ci si rende conto che più passa il tempo e più il Pdl sembra un partito allo sbando che rischia di liquefarsi in pochi mesi?  Ma soprattutto, si ha presente che le elezioni incombono e che fra meno di tre mesi gli elettori saranno chiamati a pronunciarsi su chi debba guidare l'Italia? Se il centrodestra non fa in fretta, altro che leader decente e liberale: se vince la sinistra rischiamo di trovarci la coppia di fatto Bersani-Vendola al governo; se invece Pd e Sel non sfondano, esiste la possibilità che a guidarci da marzo in poi sia ancora Monti. Come dire che l'alternativa è tra finire in padella oppure nella brace. E allora che facciamo: rimaniamo con le mani in mano aspettando che venga il nostro turno di salire sul patibolo dei condannati a morte? Oppure ci diamo da fare e ci facciamo venire qualche idea per impedire che le due offerte che ci verranno proposte siano una stangata data da un tizio con l'orecchino e una stangata da parte di un tipo con il loden? Io penso che il centrodestra si debba svegliare, trovare un nuovo programma e darsi dei nuovi obiettivi. Ma una leadership non si costruisce in quattro e quattr'otto, ci vuole tempo, materia prima di cui noi non disponiamo. Non scherzo e neppure sono pessimista: guardo i fatti per come stanno.  Certo, quella di candidare Renzi o di appoggiare una sua candidatura fuori dal Pd è un'idea provocatoria, ma non del tutto sballata. Tre quarti delle cose che il sindaco di Firenze propone potrebbero, anzi: dovrebbero, essere patrimonio del Pdl. Dalla rottamazione dei vecchi dinosauri della politica alla cancellazione del finanziamento pubblico ai partiti, dallo smaltimento degli avanzi di una classe burocratica che ingessa il Paese fino alla eliminazione dei riti di una classe dirigente che invece di dirigere, cioè di indicare una direzione verso cui andare, tiene la nazione ferma. Renzi è per cancellare la riforma Fornero del mercato del lavoro e per sostituirla con una più moderna e flessibile. È contro la patrimoniale e a favore dei tagli della spesa pubblica. Vuole tassare di più le società proprietarie delle slot machine, cioè delle macchinette succhia soldi che si trovano nei bar. Non sono cose di centrodestra? È vero, ha anche qualche idea bislacca, come ad esempio il decreto per espropriare la famiglia Riva dei suoi averi e con ciò finanziare il risanamento dell'Ilva. Ogni tanto parla un po' a sproposito di conti pubblici e dà i numeri come se fossero quelli del lotto. Però, insomma, meglio lui di Bersani e Vendola. Sarà un po' fiacco in economia, ma con un ministro delle Finanze bravo e liberale al suo fianco magari potrebbe anche riuscire a non fare disastri. In attesa, ovviamente, di trovare il Renzi di destra. O il nuovo Berlusconi. Oppure, se vuole, il Berlusconi di prima ma ritemprato nello spirito e nella grinta. Faccia lei. Ma l'importante è fare.            di Maurizio Belpietro     

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