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L'editoriale

Vittorio Feltri: Non abbiamo offeso la sindaca Raggi

13 Dicembre 2019

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Vittorio Feltri

Gentile dottoressa Raggi, sindaco di Roma, ho letto il suo comunicato in cui annuncia trionfalmente di aver ottenuto dal Gup di Catania il mio rinvio a giudizio, oltre che di Pietro Senaldi, per un titolo a lei dedicato oltre due anni fa da Libero, «Patata bollente», sopra un mio pezzo in tema assolutamente rispettoso della verità.

Capisco la sua gioia nel costringere due giornalisti a rispondere del loro lavoro in Tribunale, persone non grilline e neppure smaccatamente di sinistra, quindi antipatiche e degne di fucilazione. Si dà però il caso che l' espressione «patata bollente» sia di uso comune, tanto è vero che una femminista incallita quale Lilli Gruber dovette annunciare la proiezione su La7 di un film intitolato appunto Patata bollente. E questo sarebbe niente. Qualche tempo dopo l' eccellente conduttrice nel commentare lo scandalo riguardante Maria Elena Boschi relativo a Banca Etruria, disse apertis verbis che Gentiloni si sarebbe trovato a gestire una patata bollente. Quindi si deve dedurre che se la patata bollente è in bocca alla Gruber è ottima, se invece esce dalla penna di un cronista di Libero è sessista e discriminatoria. Non le sembra assurdo e paradossale?

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