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Russia, rischio default: perché la corsa al ribasso del petrolio terrorizza Vladimir Putin

di Andrea Tempestinidomenica 7 dicembre 2014
Russia, rischio default: perché la corsa al ribasso del petrolio terrorizza Vladimir Putin

1' di lettura

La corsa al ribasso del petrolio, vicino ai 60 dollari al barile, rischia di mettere fuorigioco diversi Stati: si parla di un vero e proprio default, e non del "semplice" blocco della produzione di shale, il rischio che corrono in primis gli Stati Uniti. La lista dei paesi a rischio-crac la stila Il Sole 24 Ore. Al primo posto c'è l'Iran, che fissa il punto di pareggio di bilancio con un petrolio a 140 dollari al barile, 20 dollari in più di quelli "necessari" al Venezuela, altro paese a rischio crac. A rischio anche l'Arabia Saudita, che però può contare su riserve valutarie molto più consistenti. Quindi il Kuwait, la cui fonte di ricchezza quasi esclusiva è l'oro nero, ma che per ora dorme sonni più tranquilli: il punto di bilancio è fissato a 53 dollari. Ma è il quinto Paese della lista quello più sorprendente: si tratta della Russia di Vladimir Putin. Il governo di Mosca, infatti, fatica a mantenere le promesse di spesa pubblica già quando il petrolio scivola sotto i 100 dollari al barile. Il rischio default, dunque, è concreto. Putin, però, ha un vantaggio per esempio rispetto a Venezuela ed Arabia Saudita: si aggancia all'andamento del dollaro per le esportazioni. Può dunque contare su una svalutazione competitiva del rublo (che ha aggiornato il minimo storico a 53,91 centesimi), che dunque in parte controbilancia la caduta del prezzo del petrolio, rendendo le esportazioni del Paese più competitive.

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